copia dell' Afrodite di Milo

Data: dal 200 al 100 avanti Cristo.
Materiale: originale in marmo pario, copia in resina.
Dimensioni: copia al vero da originale; misura 204 centimetri in altezza.
Luogo di conservazione originale: Parigi, Museo del Louvre.

Opera della sezione Movimento scolpito.

La prima raffigurazione della Dea Afrodite nuda della storia, l'iconografia tradizionale infatti la voleva completamente vestita e severa, sembra esser stata scolpita da Prassitele: si tratta dell'Afrodite Cnidia, scolpita in marmo nel 360 avanti Cristo circa, collocata in origine nel tempio dedicato alla Dea a Cnido, antica città dell'Asia minore, la quale venne presa successivamente come modello per le molte raffigurazioni della Dea scolpite nel Periodo Ellenistico.

Tra queste una delle più celebri è sicuramente l'Afrodite ritrovata a Milo nel 1820. Questa celebre raffigurazione della dea della sensualità e dell'amore, simbolo dell'antica bellezza femminile, sembra essere una copia prodotta in marmo pario nel Secondo secolo avanti Cristo da una scultura originale, scomparsa, di Lisippo.

La figura è rappresentata in posizione eretta ma con un movimento di spalle, bacino, vita e gambe tanto sinuoso da disegnare una sorta di linea curva ad esse, sulla quale si sviluppa tutta la figura. Il peso di questa è sostenuto dalla gamba destra mentre la sinistra è spostata leggermente in avanti, flessa e girata sul proprio asse verso il fianco destro, in atteggiamento pudico. Da notare la pesante e grezza massa costituita dalla veste che, accartocciata, copre il corpo della dea dai fianchi ai piedi, e come determini una sorta di linea obliqua parallela a quella delle spalle, poste l'una dall'altra ad altezza differente.


La testa, caratterizzata da un bel viso regolare ovale e dai tipici lineamenti greci, con un'espressione impassibile, degna di una divinità, che ricorda l'inespressività dei volti di età classica, è girata verso sinistra; la capigliatura, fissata da un nastro, è finemente modellata con senso descrittivo e naturalistico, come la ciocca che, fuoriuscita dal nastro, pende sul collo.