bambina con cavallo

Autore: Pierre Carron.
Data: 1992.
Materiale: bronzo.
Dimensioni: misura 88 centimetri in altezza.
Luogo di conservazione originale: Museo Tattile Statale Omero.

Pierre Carron, francese discendente da navigatori normanni, deve la sua vocazione artistica alla natura che lo ha da sempre circondato: le sue percezioni della realtà del mondo, la sua ricerca di una bellezza vergine sono rivelate proprio dall'osservazione meravigliata della natura, incanto e osservazione poetica che troveranno negli studi compiuti all'Accademia di Belle Arti di Le Havre il naturale compimento.

Immerso nello studio dei calchi di opere rinascimentali di Michelangelo, o di sculture gotiche quali il Cristo di Amiens, nel ricordo di artisti del calibro di Georges Braque o Raoul Dufy che a loro tempo frequentarono gli stessi ambienti, sviluppa un linguaggio plasticamente determinato e poetico allo stesso tempo, sia in pittura che in scultura, rispolverando una impostazione formale di rinascimentale memoria e, soprattutto, risvegliando la forte componente gotica ovviamente presente in lui.

La scultura appartenente alla collezione del Museo Omero porta con sé questi echi storici. In bronzo, di medie dimensioni, l'opera raffigura una bambina a cavalcioni di un finto cavallo. Il tema delle bambine, ritratte durante il gioco, durante il sonno o la lettura, è dominante nell'intera opera di Pierre Carron. Il finto cavallo, invece di avere le proprie gambe, reca le zampe di uno sgabello o simile, i cui assi si innestano sul corpo del cavallo all'altezza delle spalle.

Quasi un cavallo a dondolo, quindi, un gioco: la bimba stringe con le proprie mani una lancia, quasi imitando le gesta dei cavalieri medioevali. Il suo volto tradisce una espressione compiaciuta, il volto di una bambina intenta a giocare mimando situazioni create dalla sua fantasia.
I suoi capelli, alquanto ricci e finemente descritti, sono raccolti sulla cima della testa, lasciando così scoperta l'area del collo e delle spalle. La bimba è vestita di canottiera e pantaloncini, abiti molto aderenti che mostrano la caratteristica anatomia del corpo di fanciulla.

L'intera scultura sembra fortemente costruita seguendo l'ortogonalità con la linea di terra, rendendo così una ferma sensazione di saldezza. L'impostazione formale, la costruzione visiva e strutturale dell'opera, la sua saldezza plastica può ricordare la finezza scultorea tardo gotica e rinascimentale.

Carron possiede una manualità molto raffinata e viva, nella modellazione: la figura umana ha un corpo allungato, quasi esile, l'espressione del suo volto è viva, così come è vivo il finto cavallo dal lungo muso e occhi sbarrati. Il tipo di modellazione dell'intera opera rende un forte senso di moto, di vita, non dato però dall'impostazione costruttiva, bensì dalla materia che sembra brulicante di vita.
Le superfici di questa opera sono molto affascinanti al tatto, nel senso che possiedono tutte le irregolarità della materia prodotte dallo scultore nel mentre la modellava: le superfici non sono mai completamente lisce, il grado di finitura è quasi a livello di abbozzo, ma questo è voluto dall'artista, fa parte del suo linguaggio espressivo.