il volo di Icaro

Autore: Umberto Mastroianni.
Data: 1988.
Materiale: bronzo.
Dimensioni: misura 53 centimetri in altezza.
Luogo di conservazione originale: Museo Tattile Statale Omero.

Il volo di Icaro, scultura creata nel 1988, rimanda alle esperienze dell'autore legate agli anni degli esordi, i primi decenni dei quaranta dello scorso secolo. In quel periodo matura la grandezza di Mastroianni: la sua ricerca, partendo da radici figurative originalmente in dialettica con la scultura antica e rinascimentale, approda ad un vero rinnovamento linguistico della scultura, collegato direttamente alle esperienze delle avanguardie storiche, cubismo e futurismo.

Teso verso il proprio originale obiettivo, Mastroianni ricerca l'energia dinamica che forma la struttura plastica delle cose, la scarica di adrenalina che genera la vita nella sua essenza coinvolgendo la dimensione spaziale.
Il Volo di Icaro è una scultura in bronzo di medie dimensioni: poggiante su una base cilindrica anch'essa in bronzo, presenta aree di superficie dove la materia è completamente tirata a lucido, facendo emergere il tipico colore dorato del bronzo, con alto grado di specularità della luce.

Queste superfici risultano lisce e gradevoli al tatto. Le altre aree dell'opera sono portate sullo sfondo, in profondità rispetto alle prime, ma sembrano quasi lasciate allo stato grezzo; il bronzo qui assume quella tonalità tipica di questa materia quando non lucidata, cioè un colore brunastro. Inoltre, a differenza della prima, queste superfici non riflettono la luce, anzi la assorbono. Queste superfici risultano cosparse di asperità più o meno lievi che non rendono, come le prime, una sensazione quasi vellutata al tatto, ma risultano gradevoli e forse più affascinanti delle prime proprio per la varietà casuale delle asperità.
Quindi due diversi tipi di superficie, tratte dallo stesso materiale, due differenti tonalità cromatiche, due comportamenti diversi nel confronto con la luce e con il tatto.

Mastroianni è riuscito ancora una volta nell'intento primo della sua opera, cioè la materializzazione della dinamicità delle cose, della loro energia, della loro struttura. Il titolo dell'opera riporta alla mitologia, alla figura di Icaro e al suo disgraziato volo. Si sa che Mastroianni amava giocare con i titoli, ma osservando l'opera emerge, lentamente, una forma per metà antropomorfa e per metà zoomorfa. Una gamba, forse la destra, il cui piede costituisce l'unico punto d'appoggio dell'opera sulla base, l'altra è alzata posteriormente, come se fosse un calciatore preso nell'attimo prima di sferrare un colpo alla palla. Da questi due elementi partono grandi linee tese e spezzate, che si rincorrono zigzagando sino a quella che sembra una testa, generando così forme appuntite come becchi di uccello. In prossimità della testa spunta una sorta di ventaglio terminante con un piccolo disco, forse una delle finte ali di Icaro. L'intera opera presenta alcuni fori, voluti, che alleggeriscono la forma dando modo allo spazio di qualificarla e di sdrammatizzare l'urto delle masse.