Formelle del campanile di Giotto

Autore: Andrea da Pontedera.
Data: dal 1336 al 1348.
Materiale: originale in marmo, copia in gesso.
Dimensioni: calchi al vero dagli originali, 86 x 75
Luogo di conservazione originale: Firenze, Museo dell'Opera del Duomo.

L'ebbrezza di Noè, L'Arte del Costruire, Lo scultore, La Navigazione.
Nel 1334 Giotto viene nominato architetto della fabbrica di Santa Maria del Fiore, a Firenze, con il compito di continuare il lavoro iniziato dall'ideatore del progetto, Arnolfo di Cambio; tuttavia il suo celebre nome è legato ad un importante elemento del complesso architettonico: il Campanile.

Giotto morì quando la costruzione del Campanile era appena iniziata, ma fece in tempo a dare preziosi consigli allo scultore che doveva produrre le formelle a rilievo su marmo atte a decorare il primo piano del Campanile. Lo scultore in questione era Andrea da Pontedera detto Pisano (1290-1347/49), già noto per aver creato, tra il 1330 e il 1336, la Porta meridionale del Battistero di Firenze. Le formelle a rilievo in bronzo del Portale mostrano una certa influenza giottesca nelle composizioni, influenza che diventa più evidente nei rilievi per le formelle del Campanile.

Caratterizzate dalla forma pulita dell'esagono e da composizioni chiare ed articolate, sono da intendersi come una sorta di annuncio del primo rinascimento. Le ventotto formelle scolpite a rilievo su marmo, disposte lungo le quattro facce del Campanile, sono incentrate nei temi figurativi della Genesi e del Progresso dell'uomo attraverso le Arti e le Scienze.
Tra queste emergono l'Arte del costruire, Noè ebbro, lo Scultore al lavoro intento a scolpire una figura d'atleta d'ispirazione classica, dove le figure sono raccolte, ridotte a masse essenziali, equilibrate, con semplici panneggi. Ma la formella più riuscita della serie è sicuramente quella della Navigazione, dove emerge con forza la collaborazione tra Giotto e Andrea Pisano.

La barca in primo piano, che trasporta due rematori e un passeggero vestito di tunica con in mano dei rotoli, occupa l'orizzontalità della forma esagonale, e il remo obliquo determina il moto del remare e la direzione che la barca segue. La composizione della scena nasce e si sviluppa da quell'angolo acuto formato dall'incontro della linea obliqua del remo con quella orizzontale del mare.

L'energia prodotta da questo incrocio sembra trascinare verso il basso il movimento dei rematori e deformare la barca stessa. A dare profondità alla scena c'è uno sfondo lavorato a gradina e lasciato volutamente grezzo quasi a voler rappresentare la lontananza di un cielo stellato. Il profondo studio della composizione essenziale e l'alto valore plastico dell'immagine fanno sospettare che la mano dell'autore di questa formella sia proprio quella di Giotto, il maestro della pittura che con la creazione dello spazio nelle sue rappresentazioni figurate getta le fondamenta dell'umanesimo figurativo.