copia dell' Auriga di Delfi

Data: 474 avanti Cristo.
Materiale: originale in bronzo, copia in gesso.
Dimensioni: copia al vero dall'originale; misura 180 centimetri in altezza.
Luogo di conservazione originale: Delfi, Museo Archeologico.

Eseguita in bronzo dallo scultore Sotades, l'opera faceva parte di un complesso scultoreo bronzeo votivo collocato in origine entro il tempio dedicato ad Apollo, a Delfi, e raffigurava per intero una quadriga completa di cavalli e carro, sul quale stava la figura dell'auriga. Questa scultura venne dedicata nel 474 avanti Cristo al Dio Apollo dal vincitore della gara di quadrighe nei giochi panellenici, come risulta dall'iscrizione posta sulla base dell'opera.

Le vittorie nei giochi e nelle gare erano salutate con entusiasmo dal popolo greco tanto che diventò quasi obbligatorio investire di sacralità il felice accadimento. Le offerte votive erano una sorta di dono permanente dedicato ad esseri soprannaturali e avevano origine nel sentimento religioso popolare e nel culto degli dei, intesi come benefattori e protettori degli uomini.

La scultura in questione, che raffigura il ritratto idealizzato dell'offerente, è la sola parte rimasta dell'intera opera: in chiaro stile attico, l'elegante alta figura, sviluppata seguendo l'asse verticale perpendicolare al piano, è raffigurata indossante una lunga tunica stretta in vita utilizzata per la gara, che nasconde l'anatomia del corpo e lo trasforma in una massa cilindrica caratterizzata da un plasticismo che genera profondi solchi che rimandano formalmente alle scanalature e alla morfologia del corpo delle colonne architettoniche di ordine dorico.

Il braccio destro proteso in avanti, unico accenno di movimento, ha la mano racchiusa nell'atto di stringere le redini; la testa è girata lievemente a destra, verso il pubblico in festa, e l'espressione del giovane viso è colma di modestia. Il senso della vita che anima l'opera lo si riscontra nel braccio, dove una modellazione precisa sottolinea con minuzia i tendini e le vene.

Il bel viso dalla forma regolare e dall'espressione non più arcaica è sottolineato dalla raffinata capigliatura formata da riccioli tenuti sulla fronte da una fascia tergi sudore decorata con il motivo geometrico modulare del meandro, termine derivante dall'antico nome del fiume in Asia Minore. I particolari venivano rifiniti col bulino solo dopo la fusione della statua, così da ottenere una maggior precisione nei dettagli più minuti.