tondo taddeiAutore: Michelangelo Buonarroti.
Data: dal 1502 al 1506.
Materiale: originale in marmo, copia in gesso alabastrino.
Dimensioni: copia al vero dall'originale; misura 110 centimetri di diametro.
Luogo di conservazione originale: Londra, Royal Academy.

Il rilievo, eseguito in marmo per Taddeo Taddei tra il 1502 e il 1506, presenta l'identico tema iconografico del Tondo Pitti, anche se composto differentemente, con un notevole valore dinamico ed ironico che sembra fare l'occhiolino alle composizioni leonardesche, pur essendo noto che l'arte di Michelangelo si poneva all'opposto delle soluzioni formali e concettuali di Leonardo.

La scena è occupata dalla presenza di San Giovannino, sulla sinistra, raffigurato in posizione eretta, mentre porge un cardellino, simbolo della passione e dell'anima, al bambino Gesù: esso, mostrando nel volto una dignitosa espressione di diffidenza mista a fastidio, cerca rifugio nel grembo della madre Maria, compiendo quasi un balzo verso lei e occupando, così, obliquamente lo spazio del tondo. La mano destra di Gesù sembra appoggiarsi e stringere il braccio della Madre, all'altezza del polso.

Nel contempo, Maria, dal volto velato da espressione severa e malinconica insieme, sembra fissare il piccolo San Giovanni, quasi a rimproverarlo per questo gesto innocente, ma colmo di oscuri presagi.

Nello spazio della forma perfetta del tondo, la figura del Bambino Gesù con il suo balzo si proietta in primissimo piano: è la figura meglio descritta da un punto di vista formale, le sue superfici sono lisce e perfettamente qualificate. La figura della Vergine è invece collocata in secondo piano: le sue forme sono ben definite e lisce, ma più lontane dall'osservatore, perlomeno rispetto al Gesù che è in primo piano.
La figura del piccolo San Giovanni è la più misteriosa: nonostante sia collocato in secondo piano, all'altezza più o meno della Vergine, sembra invece stare molto distante da chi guarda.

Più in generale, si può osservare come le figure emergano lentamente dal piano di fondo, il quale appare lasciato allo stato di abbozzo, di sgrossatura; così anche l'intera figura di San Giovannino ed i piedi del Bambino Gesù.
Questo procedimento o accorgimento filosofico - tecnico che Michelangelo chiamò non-finito, eterno dissidio tra materia e spirito, consisteva nel liberare solo parzialmente l'immagine dalla prigione della materia - marmo: le figure appena abbozzate, come nel caso del San Giovannino, sembrano lievitare nello spazio e nel contempo prendervi parte, causando un dissestamento visivo e spaziale.

Anche per questa composizione, gli storici hanno trovato riferimenti iconografici con l'antichità, come per esempio le figurazioni nel Sarcofago di Medea, conservato nel Museo di Berlino; altre notazioni riguardano la figura del piccolo San Giovanni secondo l'iconografia tipicamente toscana con il cardellino tenuto in mano, così come il tipo della Vergine, assomigliante ad una Sibilla, come quella che Giovanni Pisano inserì nel Pulpito di Pistoia.