copia del ritratto equestre

Data: tra il primo secolo avanti Cristo e il secondo secolo dopo Cristo.
Materiale: originale in bronzo, copia in bronzo.
Dimensioni: copia al vero dall'originale; misura 240 centimetri in altezza.
Luogo di conservazione originale: Museo dei Bronzi dorati della città di Pergola.

Il ritrovamento dei resti del gruppo scultoreo dei cosiddetti Bronzi dorati di Cartoceto è da annoverare tra le scoperte archeologiche più interessanti fatte in Italia nel dopoguerra: rappresenta un probabile gruppo familiare composto da due figure femminili ammantate e velate, e da due figure maschili in veste militare d'alta ordinanza a cavallo di maestosi destrieri riccamente decorati.

Attualmente si hanno solo ipotesi sull'identità dei personaggi raffigurati. Inizialmente Sandro Stucchi ipotizzò che il trionfo rendesse omaggio a componenti della cerchia familiare dell'Imperatore Tiberio (primo secolo dopo Cristo), poi caduti in disgrazia e destinati ad una fine atroce perché accusati di complotto contro l'impero.

Attualmente le ultime ipotesi fanno risalire il gruppo alla tarda età repubblicana, tra il 50 e il 30 avanti Cristo: secondo la tesi di F. Coarelli il ritratto maschile meglio conservato potrebbe esser identificato con la figura di Marco Satrio, luogotenente di Giulio Cesare in Gallia; differente la teoria espressa da J. Pollini, secondo il quale dovrebbe raffigurare alcuni componenti della antica e ricca famiglia romana dei Domizi Enobarbi, proprietaria di numerosi possedimenti terrieri.

L'operazione di ricostruzione e di identificazione dei resti è durata quasi quarant'anni (1946 - 1986) dal suo ritrovamento ed è stata compiuta dal Centro fiorentino di restauro archeologico (1975 -1986).

Il Ritratto equestre meglio conservato è stato rimodellato sulla base di rigorose indicazioni scientifiche, ed è stato successivamente possibile fondere il copia in bronzo conforme all'originale che qui vi presentiamo. Il cavaliere appare descritto con attenzione ai rapporti anatomici ed è coperto da tunica e mantello che lo identificano con un militare di alto livello; presenta inoltre i calcei romani ai piedi e il braccio destro, parzialmente scoperto, è alzato in segno di saluto.

Nell'area della testa si osserva l'autenticità della scultura romana, ossia il ritratto: la capigliatura è leggermente mossa e ben descritta, mentre il volto, per nulla idealizzato, presenta una espressione naturale e viva, con leggere rughe espressive e piccole deformità che sembrano dare vita al ritratto di questo personaggio ancora ignoto. Il cavallo, dal collo eretto, è raffigurato in dimensioni reali e descritto con la tipica attenzione naturalistica degli scultori romani.

Esso presenta la zampa anteriore destra alzata come a tenere il passo, ha il cosiddetto morso sulla bocca ed è coperto nell'area della testa e del collo da una bardatura decorata a rilievo. Il pettorale potrebbe raffigurare divinità pagane alla presenza di cavalli marini e delfini, quasi un preciso riferimento al rapporto fra i personaggi ed il mare. La bardatura della testa è adorna di rilievi che dovrebbero raffigurare divinità protettrici della religione romana.