Roberto, io mi rivolgo direttamente a te: sento che in qualche modo ora mi ascolti. Del resto, noi avevamo due teste e un solo pensiero e sono certo che ciò che sto per dirti in fondo tu lo sai da sempre.
Roberto, perché ci hai fatto questo? Come faremo senza la tua generosità? Senza la tua allegria e la tua incontenibile voglia di vivere? senza la tua carica affettiva ed il tuo culto dell'amicizia?
Tu, Roberto, eri un trascinatore e ti amavano anche quelli che facevi arrabbiare. Sapevi valorizzare le persone. Eri un grande organizzatore perchè sapevi coniugare l'idealismo con la concretezza e non avevi paura dell'impossibile.
E sì che la sorte non era stata tenera con te: ma tu portavi la tua croce quasi con allegria, senza piagnistei, con la dignità di un uomo che sa guardare in faccia alle cose e cerca di trasformare gli ostacoli in opportunità. Il tuo bicchiere, Roberto, era sempre mezzo pieno.
E hai saputo fare grandi cose per la tua città, per la tua regione. Sei stato un operatore culturale a tutto tondo e, soprattutto, hai fatto volare il mio museo, mio e di Daniela, che è diventato il nostro museo, il luogo in cui la nostra amicizia si è cementata, è cresciuta, si è trasformata in una vera simbiosi e ci ha fatto conoscere tutta la bellezza della piena e totale condivisione dei successi e delle difficoltà, delle ansie e delle soddisfazioni.
Roberto, insieme eravamo una macchina perfetta: il tuo entusiasmo ed il mio rigore; tu eri l'acceleratore ed io il freno; e la macchina volava!
Quante cose ho imparato da te e forse qualcuna te ne ho anche insegnata. Siamo cresciuti insieme come due fratelli che si specchiano l'uno nell'altro.
Ricordi? Per prenderti in giro ti chiamavo Trimalcione e dicevo che eri un esteta, ma tu mi hai insegnato ad amare tutte le cose belle, mi hai insegnato a scommettere sul talento, mi hai insegnato ad amare i tuoi amici che sono diventati anche nostri amici.
Ricordi le nostre discussioni politiche al calor bianco? Ma poi alla resa dei conti eravamo sempre d'accordo, perchè le nostre fondamenta erano solide e comuni.
Ora tu, Roberto, vuoi lasciarci, ma comunque ci resterà molto di te: il tuo lavoro che noi porteremo avanti con tutte le energie del corpo e della mente, i semi che hai sparsi in abbondanza e che non mancheranno di regalarci ottimi frutti, gli amici che erano tuoi ed ora sono nostri, i ragazzi del Museo, questo tesoro che abbiamo costruito insieme, la nostra famiglia che di due è diventata una sola, l'amicizia tra le due nostre compagne, deflagrata con moto spontaneo ed impeto inarrestabile come un grande incendio estivo. Ci resterà il ricordo della tua gioia di vivere e della tua voglia di operare, il tuo testamento spirituale: la vita è bella.
Ciao, Roberto! Non voglio dirti addio: in fondo tutti siamo certi che un giorno ci ritroveremo insieme.