Il Messaggero del 14 maggio 2015

ANCONA. L'idea prende forma dopo un viaggio in Germania dove, come altrove, è vietato toccare l'arte. Aldo Grassini e Daniela Bottegoni, entrambi ciechi e instancabili viaggiatori, ne hanno abbastanza: perché non dar vita a un museo dove il tatto assurga a senso di percezione estetica alla pari della vista (non a caso si dicono arti visive) e l'udito (per la musica e la parola)? L'aneddoto rivela una stratificazione infinita di inappagamenti socialmente irragionevoli (oltre che ingiusti) per tutti i non vedenti e gli ipovedenti, esclusi dalla fruizione diretta dell'opera, ma anche per coloro che pur vedendo non possono neanche sfiorare il corpo della scultura per seguirne curve e armonie (o disarmonie) con le mani.
Primi al mondo, grazie al Comune di Ancona, i coniugi Grassini aprono un Museo tattile a cui danno nome Omero in virtù di studi classici che dicono della sacralità attribuita dagli antichi ai ciechi (al contrario dei moderni che leggono nel buio e nella cecità l'eccesso di violenza o la negazione della luminosa verità) e, sei anni dopo, nel 1999 (con Roberto Ferroni direttore), ottengono il riconoscimento da parte del Ministero.

L'INIZIO.
Fra le prime diciannove opere da esporre, Aldo Grassini non può fare a meno di ordinare la riproduzione della Venere di Milo. «L'opera della perfezione classica che nel passato ha persino portato qualcuno alla pazzia ma di cui io, come tutti i ciechi, non avevo mai potuto percepire le forme», dice l'artefice di un luogo di cultura che non colma solo un vuoto di giustizia sociale ma rilancia sul piano internazionale il tema della fruizione dell'arte attraverso la multisensorialità.

LO SVILUPPO.
E qui arriva il bello. Lo scorso 25 aprile, Shanon, un'americana non vedente, in visita da sola in Italia per un mese, tra Venezia e Roma ha inserito a forza una deviazione verso l'Omero dove è arrivata in taxi senza prenotare neanche una camera d'albergo. «Negli Stati Uniti non c'è nulla di lontanamente simile a questo esempio di accessibilità e inclusione» scrive in una mail (pubblicata su Facebook) dove si dice impressionata e meravigliata dalla possibilità di toccare da sola materiali e forme, di vedere (i ciechi usano spesso questo verbo) la cosa che l'artista ha fatto, grazie alla guida di persone del tutto qualificate. Sharon è solo un recente (e felice) pretesto per rivelare a chi già non sappia quanto il Museo tattile statale del capoluogo dorico influenzi le scelte e le strategie dei direttori dei musei di tutto il mondo che decidono di dedicare a vedenti e non vedenti un percorso di visita all'interno dei rispettivi spazi espositivi dove l'arte si possa toccare con mano: non per nulla i corsi formativi annuali dell'Omero sono sempre ben frequentati; e i contatti e le collaborazioni con i musei abbracciano il pianeta dalla Francia al Messico passando per il Giappone.

di Maria Manganaro