Il Resto del Carlino del 16 ottobre 2011

ANCONA. Lacrime, dolore e una commozione palpabile nell'aria. La grande chiesa di San Domenico, in piazza del Papa, ieri mattina si è riempita della folla giunta a rendere l'ultimo saluto a Roberto Farroni, deceduto nella notte tra giovedì e venerdì all'ospedale di Torrette. Una perdita enorme per Ancona, per la sua vita culturale, ma anche sociale e civile. Tutti se ne rendono conto, e la sofferenza e il rimpianto sono ancora più forti. Tanti i volti noti che non sono voluti mancare, a testimonianza dell'unanime stima di cui godeva Farroni. Ci sono, tra gli altri, il sindaco Fiorello Gramillano, Marina Magistrelli, Carlo Pesaresi, Andrea Nobili, Fabio Sturani, Michele Brisighelli, Lidio Rocchi, Carlo Ciccioli, Antonio Luccarini, Massimo Pacetti, Aldo Roscioni... C'è il gonfalone del Comune, e sulla bara un piccolo gagliardetto dell'Accademia dello Stoccafisso all'Anconitana, di cui Farroni fu tra i fondatori. Ma ci sono, soprattutto, i suoi «ragazzi» del Museo Omero. Tutti si stringono intorno alla madre, la signora Egista, e alla moglie, Barbara Toppi. Il dolore più grande è il loro. Ma Roberto Farroni mancherà a tutti. A celebrare le esequie è l'arcivescovo Edoardo Menichelli, le cui toccanti parole colpiscono nel profondo gli amici, i familiari e tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere e frequentare Farroni. «Non sono abituato a fare nomi, ma in questa occasione uno ne faccio: Barbara. Nel vedere l'immagine di Roberto e Barbara qualche giorno fa ho colto il segno della presenza di Dio. Un amore totale, essenziale. E' l'eucaristia sponsale». Il primo a ricordare l'amico scomparso è il professor Aldo Grassini, seconda «anima» del Museo Omero. «So che mi ascolti, Roberto. Eravamo due teste e un unico pensiero. Tu ci abbandoni, ma ci lasci tutta la tua carica di vita, l'insegnamento. Hai saputo affrontare l'esistenza con coraggio, forza e virile determinazione. Ci lasci una frase come testamento: la vita è bella. Ciao Roberto. Non addio, perché so che un giorno ci ritroveremo tutti insieme». Il sindaco Gramillano rivolge un «saluto a Roberto», a nome suo e della città, e ne ricorda «il coraggio, la dignità e la forza di portare avanti tante battaglie sul piano culturale, politico e civile». In molti c'è un pensiero, che sa di doloroso rimpianto: dopo aver lottato anni per portare il «suo» museo alla Mole Vanvitelliana, Farroni non potrà vedere realizzato il progetto a cui teneva così tanto. «Il nostro impegno - dice il sindaco - è che il suo sogno si avveri il più presto possibile». In rappresentanza dello staff dell'Omero prende la parola Annalisa Trasatti, ma il suo discorso dura pochi secondi, perché il pianto lo interrompe: «Hai fatto di noi una vera famiglia. Sarai sempre con noi». La dirigente scolastica della scuola Donatello Daniela Romagnoli, «vicina» del museo, parla di «una figura esemplare, che ha promosso il valore etico della bellezza ed ha offerto un modello di valorizzazione della diversità. Una commistione meravigliosa di forza, determinazione, sensibilità e tenerezza. Tutta la scuola anconetana deve essergli grata».

di Raimondo Montesi