Estratto da "Viaggiare senza limiti: il turismo per tutti in Europa"

Edizione Isitt 2012 Istituto Italiano per il Turismo per Tutti

1. Che cos'è il Museo "Omero"

Un'ala della Scuola Media "Donatello" in via Tiziano 50, Ancona. Circa 750 mq. distribuiti su quattro livelli. Qui è il Museo "Omero" o, se vogliamo definirlo secondo la sua denominazione ufficiale, il Museo Tattile Statale "Omero".

Il Museo "Omero" sostanzialmente si divide in quattro sezioni. C'è una sezione dedicata all'architettura e comprendente plastici di monumenti importanti quali, ad esempio, la Cattedrale di San Pietro, il Partenone, il Pantheon ecc. Si tratta di realizzazioni che utilizzano diversi materiali e la scala più adatta a ciascun monumento in modo tale che il plastico non risulti né tanto grande da rendere difficile l'esplorazione tattile, né tanto piccolo da impedire la resa dei dettagli. L'elemento fondamentale è rappresentato dalla cura scientificamente rivolta al rispetto delle proporzioni: il lavoro, fondato su attenti rilievi fotometrici e, quando possibile, su disegni ufficiali, applica scrupolosamente a tutti i particolari la scala prescelta. Si tiene in sommo conto, come ovvio, il risultato estetico e la gradevolezza del contatto tattile.

Un'altra sezione del Museo, la più numerosa, si propone come una sorta di enciclopedia tridimensionale della storia dell'arte. Qui sono raccolti i più importanti capolavori della scultura attraverso copie al vero, quasi tutte ricavate da calchi, e quindi capaci di riprodurre perfettamente non solo la forma ma anche le dimensioni degli originali. In questa sezione è possibile percorrere un viaggio attraverso l'arte egizia, greca, romana, medioevale, rinascimentale e manieristica fino al Neoclassicismo del Canova. In questa sezione possiamo rilevare un'attenzione particolare rivolta all'arte greca, all'opera di Michelangelo e ad un tema specifico quale la mimica del volto umano. Consideriamo un fatto che ai più sfugge: l'espressione delle emozioni e dei sentimenti attraverso la mimica del viso, si impara a conoscere mediante l'esperienza che, per ovvie ragioni sociali, si fonda soprattutto sul senso della vista. Ne consegue che i ciechi non conoscono che cosa significhi un viso corrucciato, un'espressione serena o triste ecc.

E veniamo alla terza sezione. Qui si trovano esclusivamente opere originali e si tratta di scultura contemporanea. I materiali vanno dal marmo al legno, dalla pietra al bronzo, dalla terracotta all'acciaio e ad altri metalli. In un bel panorama di opere figurative e non, si presentano alcuni autori importanti quali Francesco Messina, Umberto Mastroianni, Pietro Annigoni, Valeriano Trubbiani, Floriano Bodini, Loreno Sguanci ed altri più giovani.

Infine, la quarta sezione è dedicata all'archeologia, essendo anche questa formata esclusivamente di reperti originali messi a disposizione in comodato d'uso dal Museo Nazionale Archeologico delle Marche. La pietra, il bronzo e la terracotta costituiscono i materiali dei pezzi in esposizione; altri 150 non hanno trovato spazio, ma sono pur sempre fruibili per coloro che desiderino compiere una visita imperniata sull'archeologia.

La visita del museo è agevolata sia per chi vede che per chi non vede da idonei strumenti informativi. Per i ciechi ci sono pannelli e targhette scritti in Braille, scale munite di ruote per facilitare l'accesso e l'esplorazione tattile delle parti più alte, una guida elettronica (il Walk Assistant) che consente al non vedente di muoversi autonomamente nel museo e di ricevere informazioni sugli spazi e sulle opere esposte. Le dimensioni delle scritte e i colori vengono in contro anche alle esigenze degli ipovedenti.

Quanto alla squadra degli operatori, si tratta di una quindicina di persone tra dipendenti comunali, contrattisti, volontari del Servizio Civile e stagisti.

2. Perché il Museo "Omero"?

Una persona di media cultura come può escludere "a priori" dal bagaglio delle sue conoscenze tutte le arti plastiche? O, per meglio dire, come può accontentarsi di una nozione puramente verbalistica e priva di qualsiasi riferimento percettivo? E, se la bellezza è gioia e la fruizione dei beni culturali è uno dei diritti umani, perché mai si vuol escludere i ciechi da quell'esperienza di gioia e dall'esercizio di quel diritto?

La via d'accesso alle arti plastiche è il tatto per chi non vede. Ma in tutti i musei vige la regola del "non toccare". Quando ciò è indispensabile per la tutela dell'integrità di un bene culturale, è necessario abbassare la guardia e fare di necessità virtù, ma nella maggior parte dei casi la pedanteria dei responsabili museali è assolutamente ingiustificata. Pochi sono gli oggetti che rischiano veramente il degrado a causa del contatto delle mani dei visitatori ciechi (che sanno toccare e rappresentano un'esigua minoranza). In ogni caso c'è anche la possibilità di usare i guanti sottili dei chirurghi i quali, pur riducendo il piacere del contatto con la materia, consentono a mani addestrate e sensibili di percepire non soltanto la forma e la struttura dell'oggetto, ma anche i particolari e la qualità delle superfici. Quindi, se tutelare l'integrità dei beni culturali è un'esigenza che non deve essere sottovalutata, tuttavia si rende necessario trovare l'equilibrio tra questa priorità e il diritto di tutti, anche dei ciechi, a godere degli splendidi prodotti del genio. Ma la pedanteria ed il pregiudizio - che generano la regola bronzea, o addirittura il tabù, del non toccare, - non sono i soli nemici dei ciechi desiderosi di gustare le gioie della bellezza! Il vetro delle teche e l'inaccessibilità di certi piedistalli fanno il resto. Per i minorati della vista non esiste neppure il surrogato delle immagini fotografiche per assicurare almeno la conoscenza dei capolavori dell'arte.

Ed ecco l'idea di un museo tattile che abbatta questa barriera e costituisca al tempo stesso un'effettiva possibilità di integrazione.

L'integrazione del disabile è un fatto umano prima che sociale e la cultura è la condizione imprescindibile. Non può esserci integrazione sociale senza un'autentica integrazione culturale. E allora si può capire il valore di una promozione del disabile che non si arresti di fronte a barriere apparentemente invalicabili come l'approccio di un cieco nei confronti di alcune forme d'arte (come ad esempio la scultura) che solo un pregiudizio culturale annovera tra le arti visive.

Qualcuno ha anche contestato questa impostazione con una semplice osservazione: perché creare un museo tattile? non basterebbe aprire tutti i musei alla fruizione dei ciechi?

Le due cose non sono alternative. Garantire a tutte le persone l'accesso a tutti i musei è un obiettivo che richiederà molto tempo e comunque risultati solo parziali. In ogni caso, ciascun museo ci presenta uno "spicchio" di conoscenza, come la tessera di un mosaico. Il museo tattile, come si è detto più sopra, È una sorta di "enciclopedia" capace di colmare le inevitabili lacune che un'accessibiltà diffusa non sarebbe in grado di evitare.

3. Il Museo Statale e le sue attività.

Fondato nel 1993 e trasformato in un museo statale nel 1999, il Museo Omero ha cominciato a funzionare in questa veste nell 2002. In questi otto anni le attività del Museo sono cresciute in maniera esponenziale per quantità e qualità. Oggi l'Omero è un riferimento per i ciechi e per gli operatori dell'accessibilità a livello italiano e internazionale. Il numero dei visitatori è passato da circa 2500 nel 2002 a 18000 nel 2009. L'attività ordinaria è stata integrata dall'organizzazione di un nutrito numero di mostre temporanee, tra le quali alcune di grande rilievo quali la mostra dedicata a Francesco Messina, quella dedicata a Giacomo Manzù ed un'altra realizzata insieme al Louvre di Parigi e successivamente riproposta anche a Spalato. In particolare le mostre di Messina e di Manzù, rispettivamente 103 e 50 opere tutte originali, hanno lanciato un messaggio culturale di grande rilievo. Si è trattato di mostre tattili a riprova che i divieti opposti dai musei costituiscono spesso un atteggiamento di cautela esagerato.

L'Omero è anche emigrato con alcune sue mostre fuori di Ancona: tre in Campania, tre nella Repubblica Ceca e, come già detto, una a Spalato. Ha collaborato attivamente con la mostra su Prassitele del Louvre e con quella sull'Imperatore Adriano del British Museum.

Il dente della crisi economica si è fatto sentire, come ovvio, anche sulle carni del nostro Museo. La legge istitutiva(452/1999) non è stata mai rifinanziata ed i fondi del Ministero si sono progressivamente assottigliati. Nel frattempo gli spazi della Mole Vanvitelliana (il Lazzaretto di Ancona, opera di Luigi Vanvitelli, che sarà sede definitiva del Museo), finito il restauro, si sono resi disponibili e saranno ben 3000 mq. Siamo ormai pronti al trasferimento che, di fatto, sarà un vero ripensamento del Museo. Un comitato scientifico internazionale è già al lavoro per elaborare le linee guida da indicare ai progettisti, ma non mancano le difficoltà di ordine finanziario e soprattutto burocratico.

4. I ciechi e l'accessibilità.

La necessità di aprire anche ai ciechi le porte, anzi, le teche dei musei è entrata da pochissimo tempo nella coscienza civile degli Italiani. Ma all'estero non è molto diverso. Il Museo Egizio di Torino dal 1984 offre ai ciechi un percorso tattile all'interno della sua sezione dedicata alla scultura. Il fatto è che per l'opinione pubblica parlare di barriere significa essenzialmente riferirsi alle barriere architettoniche ed ai disabili motori. Che esistano anche barriere di comunicazione e che ciò riguardi gli invalidi sensoriali sfugge ancora alla maggioranza. Ma alla fine degli anni Novanta questo problema ha cominciato ad entrare nella coscienza pubblica e in poco più di un decennio questa consapevolezza ha fatto passi da gigante.

Nel 1993 è nato il Museo "Omero". Di lì a poco il Museo Correr di Venezia ha messo a disposizione dei ciechi alcuni suoi bronzetti rinascimentali con la possibilità di aprire, su appuntamento, le teche e farli esplorare tattilmente. Altre strutture museali si sono accodate e sono nate alcune associazioni di volontariato con lo scopo di far da sostegno alle visite dei ciechi in alcuni musei (Milano, Firenze, Roma). Nel 1997 nasce a Bologna un'altra iniziativa, il Museo Anteros. Si tratta di una piccola realtà creata dall'Istituto "Cavazza" che cerca di affrontare un aspetto assai difficile del problema: aprire ai ciechi un approccio con la pittura. Il Museo Anteros sceglie la strada di una traduzione della pittura nel bassorilievo prospettico d'origine rinascimentale. Trasformare la pittura in qualcos'altro non è possibile, ma tra i tanti tentativi, operati a volte in modo anche abbastanza fantasioso, quello dell'Anteros è certamente il più serio, anche perché sostenuto da una solida piattaforma di carattere teorico. Il colore, la luce sono un'altra cosa, ma all'Anteros i ciechi possono comunque aver conoscenza dei contenuti quanto alle forme ed alla struttura di un dipinto. Oggi, con altre tecniche, persegue analoghi fini il Centro Internazionale del Libro Parlato di Feltre.

Ormai molti musei piccoli e grandi prestano attenzione ai problemi dell'accessibità, soprattutto sulla spinta di giovani operatori, spesso anche con rapporto di lavoro precario, molti dei quali si sono formati nei corsi che il Museo "Omero" organizza dal 2005.

Anche all'estero assistiamo a un processo analogo. Come ho detto, nel 1992 nasce a Madrid il Museo Tiflologico, l'unico nel mondo che sia paragonabile al Museo "Omero" per la dimensione e l'organizzazione. Ma ci sono anche notevoli differenze: Questo è un museo privato appartenendo alla Fundacion O.N.C.E. e si è specializzato soprattutto nell'architettura. La scultura riguarda solo scultori con problemi di vista. Il Museo Tiflologico presenta anche una ricca documentazione sugli strumenti tecnici e gli ausili usati dai ciechi nel tempo.

Nel 1998 anche il Louvre si dota di una piccola sezione tattile che presenta riproduzioni di opere, ospitate dal museo francese, in piccole mostre monotematiche che vengono sostituite ogni due o tre anni. La Francia è in genere molto sensibile a questo problema e organizza visite tattili in parecchi musei. Citiamo, tra gli altri, il Museo "Rodin" e le esposizioni del Musée des Sciences et de l'Industrie alla Villette. Una linea seguita ormai da parecchi importanti musei europei come il British Museum di Londra, il Pergamon di Berlino i musei dell'Acropoli ad Atene e di Delfi in Grecia.

5. La tattilità: una nuova frontiera dell'arte.

Finora abbiamo parlato di quello che il Museo "Omero" rappresenta per i disabili della vista. Ma, attenzione!, può essere interessante sapere che oltre il 90% dei frequentatori è costituito da persone vedenti. Come si spiega questo fenomeno in apparenza sorprendente?

Naturalmente non mettiamo nel conto i vedenti che vengono per accompagnare dei visitatori ciechi. E' un fatto che sin dall'inizio non abbiamo voluto creare un museo per ciechi con evidente effetto ghettizzante, ma un museo per tutti senza barriere. Anche da un punto di vista esteriore, il Museo "Omero" si presenta gradevole alla vista secondo il nostro motto: un museo in cui non è vietato toccare, ma neppure guardare.

I motivi di interesse sono molteplici: la possibilità di guardare alla storia dell'arte in modo panoramico e di poter confrontare immediatamente alcuni grandi capolavori anche di epoche diverse; i plastici di alcuni famosi monumenti che sono autentici capolavori artigianali; le cose belle contenute nella galleria d'arte contemporanea; l'emozione di toccare pezzi archeologici autentici, vecchi di 2500 anni!

Ecco, "toccare"! Nel nostro Museo si riscopre un senso dimenticato: il tatto. E la gente - tanto i bambini quanto gli adulti - ritrova il piacere del toccare, s'accorge che la virtualità oggi tanto dominante è povera e ingannatrice, scopre che la realtà possiede tante facce mentre la società dell'immagine tende a privilegiarne una sola, si interessa alla globalità dell'approccio, sia cognitivo che estetico. A ciò si aggiunge la curiosità di immaginare il mondo di chi non vede e di riscoprire la funzione degli altri sensi, per cui molti amano provare le sensazioni di una visita bendati per misurare la propria capacità di immaginazione e di rappresentazione delle cose.

Attraverso l'esperienza dei ciechi il Museo "Omero" propone un'estetica della tattilità finora inesplorata. In che rapporto sono il piacere della tattilità e quello della visione? Qual itinerario conduce dall'esplorazione tattile dell'oggetto all'emozione estetica? Chi l'ha detto che una scultura è fatta solo per essere guardata se essa è uscita dalle mani dello scultore, il quale nel crearla l'ha plasmata, l'ha accarezzata oltre che guardarla? Tutti problemi che il visitatore vedente più o meno consciamente percepisce. Aggiungiamo poi il gusto trasgressivo del toccare, di ciò che non si deve fare, come viene insegnato ai bambini sin dai primissimi passi del percorso educativo. E i bambini sono entusiasti di uno spazio che abbatte certi tabù e, per il resto, non richiede il solito formalismo comportamentale per cui dentro a un museo si parla a bassa voce e si resta lontani dalle cose come al cospetto del sacro. Al Museo "Omero", invece, l'arte viene vissuta in una relazione di tipo ludico e l'atmosfera è un po' quella di una festa. L'esaltazione della multisensorialità è il fine principale di molte manifestazioni.

Il valore didattico di una visita alla nostra struttura è stato ben presto scoperto dalle scuole che vengono numerose a visitarci, indipendentemente dal fatto che le classi accolgano o meno alunni disabili.

di Aldo Grassini