Liguria accessibile - 11 marzo 2010

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L'emozione di toccare! Al Museo Omero di Ancona un viaggio di straordinarie sensazioni

Aldo Grassini, membro del comitato direttivo del museo tattile statale Omero di Ancona, si racconta.

Aldo Grassini, è membro del comitato direttivo del museo tattile statale Omero di Ancona, presieduto da Roberto Farroni che svolge la funzione di direttore.
Inaugurato ormai 17 anni fa, dal 99 è riconosciuto con legge speciale museo tattile statale.
Aldo Grassini lo scorso 22 ottobre partecipò a Genova, ad un convegno sulla cultura accessibile, portando ai presenti l'esperienza straordinaria del museo di Ancona.
Noi del blog di Liguriaccessibile, ci siamo affascinati al racconto di Grassini di quel convegno, e così abbiamo pensato:
Perché non gli facciamo raccontare qualcosa anche per gli amici del blog?
È così è stato!
Lo abbiamo contattato e ci ha dato la sua grande disponibilità!
Ecco come Grassini, è in grado di trasmettere, le emozioni e le sensazioni, che la sua storia e quella del museo,hanno dentro.

1. Ci racconti qualcosa di Lei e della Sua esperienza di non vedente nella vita di tutti i giorni.

Ho avuto una vita iperattiva che è difficile sintetizzare in poche parole. Ho perduto la vista a sei anni per lo scoppio di un residuato bellico. Ho studiato nelle scuole normali e non sono mai stato in istituto, se non per un brevissimo periodo di due mesi al Cavazza di Bologna. Ho fatto studi classici e mi sono laureato in filosofia presso l’Università di Bologna. Ho insegnato storia e filosofia nei licei per 37 anni. Da sette sono in pensione. Ho vissuto intensamente la vita della scuola, impegnandomi attivamente anche nel sindacato. Ho fatto parte del Distretto Scolastico e del Consiglio Scolastico Provinciale (Ancona). Ho svolto attività di docente in corsi di aggiornamento per insegnanti e in corsi di formazione per il sostegno. Ho svolto anche attività politica ed ho fatto parte per tre mandati, in periodi diversi, del Consiglio Comunale di Ancona. Nella mia Città sono stato tra i fondatori del Tribunale per i Diritti del Malato. Ho fondato l'Associazione degli Amici della Lirica (oggi intitolata a Franco Corelli) ricoprendo per trent’anni il ruolo di Presidente o di Vicepresidente. Esperantista dall’adolescenza, mi sono impegnato nelle associazioni dei ciechi anche in qualità di Segretario Generale e di Presidente della Lega Internazionale dei Ciechi Esperantisti e, tra i vedenti, nel movimento generale anche come Presidente e Vicepresidente della Federazione Esperantista Italiana. Pur essendo sempre vissuto tra i vedenti, non ho mai disdegnato l’amicizia dei ciechi e l'impegno associativo nell’UIC. Ho ricoperto varie funzioni a livello locale e nazionale e, in particolare, mi sono occupato di istruzione, di cultura e dei problemi dei ciechi pluriminorati. Credo di aver avuto negli Anni Settanta e Ottanta un ruolo di punta nella battaglia per l’integrazione dei ciechi nella scuola comune. Mi sono sposato con una non vedente e non abbiamo figli. Abbiamo condiviso in molti campi l'impegno per ideali comuni. Posso dire che il Museo "Omero" è una nostra creatura alla quale abbiamo dedicato una parte importante della nostra vita in comune.

2. Nel convegno del 22 ottobre scorso a Genova ha raccontato dei Suoi molti viaggi. Quali sono generalmente le difficoltà che incontra ovvero quali le barriere più frequenti?

La comune passione per i viaggi è uno degli elementi di coesione per me e per mia moglie. Ho visitato 57 Paesi nei cinque continenti, alcuni dei quali anche molte volte.
Il movimento esperantista ci ha offerto, a me e amia moglie, tante occasioni di visitare Paesi stranieri e di incontrare amici in tutto il mondo. La principale difficoltà, per un cieco, è quella di trovare una buona guida. Poi ci vuole passione, curiosità e molto spirito di adattamento. Le barriere più odiose, sono naturalmente i divieti di toccare che nella maggior parte dei casi non sono assolutamente necessari per salvaguardare l’integrità dei beni culturali e sono solo il frutto di luoghi comuni accettati come verità di Vangelo.

3. Qual è il viaggio che Le ha lasciato dentro le sensazioni più belle e che ancora oggi ricorda volentieri?

A questa domanda è veramente difficile rispondere. Ogni viaggio, se viene vissuto con il giusto impegno culturale ed umano, ti arricchisce e lascia un segno importante. Se proprio devo dare una risposta, citerò i due viaggi in India. L'India è un Paese sconvolgente, duro e meraviglioso. Lì si tocca con mano che cosa sia la miseria, una povertà che noi non riusciamo neppure ad immaginare, una miseria vissuta col sorriso da un popolo straordinariamente ricco di spiritualità. In India tutto è meraviglioso: anche le manifestazioni più banali della vita quotidiana sono per noi così lontane dai nostri schemi che ti fanno rimanere a bocca aperta. In India facciamo un tuffo nel passato, indietro di tremila anni. E’ l'unico posto al mondo in cui ci si incontra con un politeismo vivo e universalmente praticato. In India si può toccare tutto, non esistono divieti per un popolo la cui principale forma di espressione è la scultura. Una vera cuccagna per noi ciechi!

4. Ci descriva quali sensazioni prova quando può toccare un'opera, una scultura in un museo.

A questa domanda si può rispondere con una sola frase o con un discorso lunghissimo e complesso. La sensazione è quella che ogni persona prova di fronte alla fruizione di un'opera d’arte: la gioia della bellezza, la scoperta di un significato recondito che trasfigura per noi l'oggetto e lo fa assurgere a simbolo, a segno di una memoria individuale e collettiva; il collegamento segreto con esperienze passate e future. E potrei continuare a lungo, ma trattandosi di un cieco a cui è consentito ciò che normalmente si vieta, a quanto detto sopra aggiungerei l’emozione di fare una cosa importante, che tutti fanno con semplicità e che a noi è quasi sempre interdetta, il piacere di poter commentare con i nostri amici sulla base di una cognizione autentica; il piacere, che io definisco "edonistico", di toccare superfici e materiali che producono a contatto con le mani un impatto di gradevolezza a cui segue il piacere più propriamente "estetico", descritto all’inizio di questa risposta.

5. Quali aspetti dell’opera generalmente La colpiscono?

In parte ho già risposto. La fruizione di un'opera d'arte è sempre assai complessa e comunque è strettamente legata alla cultura del soggetto, ciò che noi generalmente indichiamo con parola piuttosto generica come "sensibilità". Gli aspetti sono molteplici ed a me interessano tutti. C'è l'aspetto edonistico e quello più propriamente "estetico" di cui abbiamo già parlato; mi interessa anche la struttura formale: il rapporto tra le parti, l'armonia o la disarmonia che ne deriva; c'è l'interesse per il contesto storico-culturale; c'è anche l’interesse sociale, quando si tratta di un'opera molto famosa che non possiamo essere solo noi ad ignorare; c'è infine l’emozione affettiva di vivere un'esperienza significativa con familiari o amici a cui vogliamo bene o per i quali nutriamo sentimenti di stima.

6. Quale opera o scultura ha suscitato in Lei le emozioni più intense quando l'ha esplorata con le mani?

Molte sono le opere che hanno prodotto in me una profonda emozione. Rimanendo nell’ambito di quelle proposte dal Museo "Omero", tra le classiche
vorrei citarne due: la Venere di Milo e la Pietà di Michelangelo. Quanto alla Venere di Milo, sin da ragazzo avrei voluto conoscere questo classico modello della bellezza femminile del quale tante volte avevo letto in merito alla mitica capacità di ridurre perfino alla pazzia la mente di qualche "esaltato" ammiratore. Sono andato al Louvre, ma non è stato possibile toccarla e quando abbiamo realizzato il nostro Museo è stata la prima opera che abbiamo voluto acquistare. La Pietà è forse l'opera più celebrata del nostro Rinascimento e poter finalmente "vedere" quell'espressione di sereno dolore che emerge da una realistica rappresentazione, pur intrisa di un'intensa spiritualità nella perfezione della sua struttura formale, ha significato per me toccare il cielo con un dito! A ciò si aggiunga l'intima soddisfazione di aver in qualche modo partecipato alla realizzazione di questa copia al vero attraverso lo studio di alcuni effetti sensoriali e la scoperta di un0'autentica sinestesia.

7. Può raccontare agli amici del nostro blog come è nato il Museo Tattile di Ancona?

L'ho raccontato tante volte e quasi mi illudo che ormai lo sappiano tutti! Ma, mettendo da parte questo pizzico di megalomania, lo farò ancora una volta. Io e mia moglie eravamo tornati da un viaggio in Germania dove avevamo assistito alle espressioni di entusiasmo dei nostri amici davanti a tante cose belle. Ma il teutonico rigore non ci aveva permesso di toccare nulla e ci era rimasto molto amaro in bocca. Rievocando quell'esperienza frustrante mia moglie uscì con questa frase: "Ma non si potrebbe raccogliere in un luogo almeno le copie di alcuni grandi capolavori affinchè anche i ciechi abbiano la possibilità di conoscerli?" "Perchè no? - fu la mia risposta. Era il 1985 e quel "perchè no?" dopo 8 anni produceva l'inaugurazione del Museo Omero che dopo altri 6 anni veniva riconosciuto da una Legge del Parlamento Nazionale come Museo Tattile Statale.

8. Nel Convegno di Genova dello scorso ottobre Lei ha detto che il Museo "Omero" non è stato pensato solo per i non vedenti. I visitatori in generale come vedono l’esperienza di poter anche toccare le opere e non limitarsi a guardarle?

Sin dall'inizio non volevamo creare un "ghetto", una struttura destinata solo ai ciechi. Ci era chiaro il carattere sociale dell'esperienza estetica. Un cieco, come tutti, deve poter visitare un museo con le persone care ed arricchire le proprie emozioni attraverso l’interazione con le loro. Bisognava dunque creare un museo non soltanto bello da toccare, ma anche bello da vedere. C'era anche una considerazione più politica: i ciechi per fortuna sono pochi ed è difficile finanziare adeguatamente una struttura destinata ad un numero esiguo di visitatori. Oggi oltre il 90% dei frequentatori del Museo "Omero" è costituito da vedenti che vengono a trovarci con grande espressione di interesse. Quali le ragioni? La possibilità di mettere immediatamente a confronto grandi capolavori del passato, che hanno fatto la storia dell’arte, attraverso copie quasi perfette che conservano intatte le magiche suggestioni della perfezione formale; l'interesse degli stupendi plastici architettonici che costituiscono in certo senso delle piccole opere d'arte; la galleria dedicata alla contemporaneità con opere originali di autori importanti; la riscoperta della tattilità, un senso "perduto" da una cultura che ormai si accorge degli inganni che può produrre un'eccessiva fiducia nel senso della vista; la curiosità per il mondo dei ciechi, quasi un’alternativa all'invadenza della società dell’immagine. Per questo tanti vedenti vengono al Museo "Omero" e tornano pieni di entusiasmo.

9. Sempre nel Suo intervento al Convegno di Genova Lei ha raccontato che al Museo "Omero" si svolgono molte iniziative dedicate ai bambini. Vuole dirci qualcosa di più in merito?

Il Museo "Omero" può vantare una solida vocazione didattica e giustamente presta molta attenzione ai bambini. A parte alcune iniziative individualizzate che promuovono l'integrazione scolastica di singoli bambini non vedenti con un programma tendente a coinvolgere insieme all'alunno cieco anche i suoi compagni di classe, molti sono i laboratori destinati agli alunni di ogni grado scolastico, e molte anche le iniziative ludiche per bambini di tutte le età. È importante che ogni iniziativa venga studiata in modo da non escludere nessuno. In altre parole, nel mettere in atto attività di tipo culturale o anche ludico, si fa attenzione che non esistano barriere di sorta per i bambini con Handicap. Insomma, tutti possono partecipare, anche nel caso in cui un disabile visivo chiede di partecipare. I laboratori, sempre studiati per i bambini non vedenti, vanno benissimo anche per quelli normodotati. Si punta molto sulla plurisensorialità e si cerca di integrare gli insegnamenti scolastici con attività ludiche di vario genere. Anche per i bambini della scuola materna si studiano percorsi adatti alla loro curiosità, costruendo racconti fantastici e giochi di gruppo intorno ad alcune opere d'arte. Il Museo "Omero" intende smitizzare lo spazio museale quasi fosse un luogo sacro: per tutti, bambini e adulti, si cerca di compenetrare aspetti culturali ed aspetti ricreativi.
Così, per i bambini è considerato importante abituarli a prendere confidenza con immagini consacrate dalla storia dell'arte, anche nei momenti in cui essi vengono coinvolti in attività apparentemente non attinenti. Queste immagini risulteranno familiari anche quando i ragazzi si avvicineranno ad esse con un interesse più maturo.

10. Nel Museo "Omero" quali sono le sculture più interessanti che i visitatori possono scoprire ed apprezzare potendole sentire sotto le dita?

E’ praticamente impossibile rispondere a questa domanda. I visitatori sono mossi da motivi di interesse i più diversi e ciascuno, naturalmente, indirizza la sua attenzione sulle opere che maggiormente possono rispondere alle specifiche esigenze. In generale, sono le opere più famose che suscitano la curiosità e l'interesse dei visitatori non vedenti. La Venere di Milo, la Nike di Samotracia, il David di Donatello e quello di Michelangelo, oltre ovviamente alla Pietà, sono certamente le opere più "gettonate" unitamente ai plastici architettonici che riscuotono sempre un grande successo.
Ringraziamo Aldo Grassini, perché dopo le straordinarie emozioni che aveva fatto vivere a tutti noi con il racconto nel convegno di quasi5 mesi fa a Genova, ci ha regalato altri momenti davvero particolari raccontando la sua storia e quella del museo Omero in questa intervista.
A proposito, vi consigliamo diandarlo a visitare perché è un luogo davvero affascinante e meraviglioso!
Organizzatevi un bel viaggio alla scoperta della regione Marche, della Città di Ancona che ha tante cose da offrire, e del museo Omero, un mondo di sorprese eccezionali.
Un luogo dove l’arte è certamente da esplorare con mano!
Qui sì che è vietato non toccare!