Corriere di Bologna del 28-11-2010

A Sala Bolognese la riproduzione della statua custodita a Napoli. L'artista non vedente: «Mi impedirono di toccarla: è la mia rivincita».

BOLOGNA. Voleva toccare il «Cristo velato» della Cappella Sansevero a Napoli, ma gli fu impedito. Allora Felice Tagliaferri, scultore non vedente di Sala Bolognese, l'ha riprodotto: gli ci sono voluti due anni per modellarlo. A settembre l'opera sarà vista dal Papa. Associare il desiderio di rivalsa a una statua di Cristo potrebbe anche suonare stonato o addirittura blasfemo, dipende dai punti di vista. Ma se la rivalsa la si intende come rivendicazione e desiderio di riscatto, allora ben venga l'associazione. Se, poi, il risultato è addirittura quello che da ieri è sotto gli occhi e, soprattutto, sotto le mani di tutti, mai rivalsa fu più efficace e prolifica. Il vendicatore (di se stesso) si chiama Felice Tagliaferri, scultore di 41 anni, non vedente da quando ne aveva 14. Nato in provincia di Foggia, vive a Calderara di Reno e lavora a Sala Bolognese, dove ha fondato la «Chiesa dell'Arte», una scuola di arti plastiche, la prima al mondo diretta da un artista non vedente.

La storia della sua «vendetta» inizia a Napoli nel 2008. Tagliaferri va in visita alla Cappella Sansevero che custodisce un capolavoro della scultura italiana del Settecento, il «Cristo velato» di Giuseppe Sanmartino, una statua di marmo a grandezza naturale raffigurante Cristo morto coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco dello statua. Lo scultore bolognese, che da anni si batte perché l'arte sia patrimonio universale e quindi accessibile a tutti secondo le proprie possibilità, cerca di vedere a suo modo, quindi con le mani, l'opera di Sanmartino. «Ma a quel punto racconta Tagliaferri vengo fermato e addirittura insultato dalle guardie della Cappella. Quando sono uscito da lì ho promesso ai proprietari del museo e a me stesso che gliel'avrei fatta pagare, perché l'arte dev'essere un diritto per tutti».

Detto, fatto. Tagliaferri va ad Ancona al «Museo tattile statale Omero», si fa realizzare un piccolo bozzetto in pietra del «Cristo velato», acquista un blocco di marmo di Carrara da 40 quintali e inizia a modellare. Due anni con martello e scalpello in tutti i momenti di pausa dal lavoro: mani, istinto, talento. E gli occhi della passione per l'arte. Quindi eccolo lì il risultato, che sarà esposto nella «Chiesa dell'arte» di Sala Bolognese fino al 31 gennaio: un «Cristo rivelato», con il doppio significato immaginato da Tagliaferri di «velato per la seconda volta» ma anche «svelato ai non vedenti».
«Le opere d'arte dice lo scultore devono poter essere toccate: quanti non vedenti le toccheranno in un anno? E quali danni faranno mai su delle statue di marmo? Realizzare quest'opera è stato un modo per dire all'opinione pubblica che un disabile è in grado di arrivare ovunque, se solo ne ha la volontà».

Il tour della sua opera ne è una dimostrazione tangibile a tutti gli effetti. Il «Cristo rivelato» resterà nella «Chiesa dell'arte» di Sala Bolognese fino al 31 gennaio e sarà visitabile previo contatto con la scuola (www.chiesadellarte.it). Poi andrà a Messina fino a metà febbraio e, siccome alla fine la storia è un cerchio che a un certo punto si chiude là dove è iniziata, la statua di Tagliaferri tra febbraio e marzo dell'anno prossimo arriverà a Napoli, dove sarà esposta nella sala del Crocefisso nel chiostro di Santa Chiara. «Quando l'opera sarà a Napoli dice l'artista chiamerò i proprietari della Cappella Sansevero e li inviterò a vederla».

Ma c'è una tappa che sta particolarmente a cuore a Tagliaferri, quella di Ancona a settembre 2011. «Il mio Cristo rivelato sarà portato nel Museo tattile Omero e a visitarlo sarà Papa Ratzinger in persona: quale modo migliore per diventare il portavoce di tanti disabili che vorrebbero accedere più facilmente alle opere d'arte?». In parte Tagliaferri c'è già riuscito e proprio lui che nella sua scuola ripete a tutti gli allievi il suo motto: «Dare forma ai sogni», ha dato forma a un blocco di marmo, trasformandolo nel vessillo della libertà di accesso dei disabili all'arte.

E adesso che c'è riuscito, lo scultore, che ha decine e decine di seguaci su Facebook, già pensa di allargare i suoi orizzonti. «Mi piacerebbe moltissimo che il Cristo rivelato potesse arrivare anche nella basilica di San Petronio a Bologna: lo chiederò al cardinale Carlo Caffarra. Ma, perché no, anche al meeting di Rimini l'anno prossimo, un'occasione per far arrivare il mio messaggio davvero a moltissime persone».

di Daniela Corneo