Corriere dei Ciechi, gennaio 2009, Numero 1.
Corriere Braille, dicembre 2008, Numero 23.

Il Museo Omero ama gli spazi estesi ed i vasti orizzonti. La residenza di via Tiziano è come un vestito troppo stretto. E allora? Eccolo prendere il volo e diventare un giramondo. Del resto, arte è libertà e il cavallo di razza non ama la briglia! A marzo la prima sortita, anzi due. Meta la splendida Napoli e il leggendario Monastero di Santa Chiara. Promotori l'Univoc napoletana e il Servizio Provinciale del Volontariato. E poi ancora in Piazza del Plebiscito, dopo il grande successo del primo "assaggio". Così "Omero" si è recato sotto il Vesuvio portando con sè non tutti i suoi tesori, come ovvio, ma alcune delle opere più significative che si sono offerte per qualche giorno all'esplorazione tattile di molti disabili visivi, entusiasti come sempre, e di molti vedenti, sbalorditi da un'esperienza inusitata.

Ma il nostro piccolo Paese, così ristretto tra i monti e il mare, come potrebbe confinare questo cavallo di razza? Ed eccolo scoprire altri monti ed altre pianure! 25 maggio: inaugurazione di una nuova mostra itinerante a Vsetin in Moravia; 27 settembre inaugurazione di "Umano - Divino" a Cerna Hora, ancora in Moravia; 18 novembre "Umano - Divino" va a Praga per istallarsi negli spazi suggestivi e prestigiosi dell'ex Cappella dell'Ospedale, oggi sede dell'Istituto Italiano di Cultura che propone e promuove la mostra, grazie all'entusiasmo dell'ambasciatore d'Italia nella Repubblica Ceca, dr. Fabio Pigliapoco, che l'ha più volte definita, in occasioni ufficiali, il più importante evento culturale dell'Istituto nel 2008. Dunque, tre eventi e tre variazioni sul tema. La costante è rappresentata dall'arte di Felice Tagliaferri. Chi è Felice Tagliaferri Un caso forse unico al mondo. Ci sono scultori ciechi che si esprimono attraverso le forme plastiche da essi create, ma uno scultore professionista che vive del suo lavoro, nonostante sia totalmente privo della vista, è veramente una mosca bianca. E il Museo Omero l'ha "adottato", per così dire, ma non perchè è cieco, bensì perché Felice è un artista vero. Dalle sue mani nascono forme capaci di comunicare pensieri e sentimenti. La sua straripante vitalità riesce a travolgere qualsiasi barriera di diffidente distacco e dopo pochi minuti di conversazione ti sembra di trovarti con un amico di sempre.

E così è la sua arte: la vita prorompe in tutte le sue forme, sia marmo, sia terracotta o bronzo, ora perfette, ora sbozzate con studiata approssimazione, ma sempre vive e palpitanti. La figura femminile è il tema ricorrente, ma la sensualità che sempre domina l'espressione, spesso si stempera in un tocco di poesia, come nella piccola "Maternità" in bronzo o nella commovente "Nonna del Sud". Qui la vecchia popolana, seduta su una panca di legno, lascia trasparire dal gesto, dalla postura, dall'espressione del volto e dalle pieghe della veste, l'esperienza sofferente di una vita di attesa; un'attesa di affetti lontani, di un futuro irraggiungibile, di una speranza sempre delusa. In questa figura di terracotta si avverte la storia di un artista che ben conosce e rivede perfino con senso di nostalgia la durezza di un mondo lontano e pur presente, a dispetto della sua esuberanza irrefrenabile, che ti investe come un inno alla vita. E Felice è felice quando crea: di questa gioia di vivere sono impregnati i suoi nudi di donna e i suoi "ritratti" (e come chiamarli?) del suo cane adorato. Ma ciò che colpisce noi ed i vedenti, nell'arte di Tagliaferri, è la tattilità. Le opere di questo scultore cieco percorrono un circuito creativo veramente originale: dalla mano alla mente alla mano; la mano che tocca il modello, la mente che lo elabora nella forma artistica ed ancora la mano che lo plasma nella creta o lo scolpisce nel marmo. E le sue opere bisogna toccarle, alle sensazioni visive che producono in chi le guarda, devono necessariamente aggiungersi le sensazioni tattili così pregnanti. Pensiamo alla sua "Donna nel vento": un visino dolcissimo e perfetto, un marmo così levigato che sembra esprimere la morbidezza di una guancia vellutata, ed un'enorme massa di capelli che il vento trasforma in una coda di cometa in cui il liscio e il ruvido contrastano e si fondono ed ora sono capelli, ora pietra plasmata. L'arte di Tagliaferri è tanto visiva quanto tattile; arte materica e carnale, espressione concreta del motto del nostro Museo: "Vietato non toccare". Se penso a "L'uomo che imita i cavalli", un'importante pezzo a grandezza naturale, non posso non ricordare l'effetto sconcertante del contatto della mano con la superficie in terracotta, così scabrosa e varia. L'esplorazione tattile è di per sé un motivo di curiosità e di interesse; ogni movimento delle dita, va a scoprire sensazioni diverse: un'espressione delle contraddizioni che l'opera rivela, stravagante ed ironica: "L'uomo che imita i cavalli" potrebbe richiamare nel titolo qualche suggestione equestre. Niente di tutto questo! E' un uomo che dorme in piedi come i cavalli! Rifinito nell'abbigliamento moderno (cappello, cappotto), ha qualcosa di massiccio e di arcaico che mi fa pensare a quelle antiche colonne doriche che assumevano forma umana ai primordi della scultura greca! Ma quel suo pendere in avanti d'un senso di instabilità a dispetto della mole. Dopo questa digressione pur doverosa, torniamo alle tre mostre.

La prima, inaugurata a Vsetin, ha girato per alcuni piccoli centri della Moravia. Ci è stata richiesta dalla SONS (l'associazione dei Ciechi) che ogni anno presenta alcuni artisti non vedenti di un paese straniero. Questo era l'anno dell'Italia ed oltre alle sculture di Tagliaferri, abbiamo presentato gli acquarelli di Giuseppe Noferi e la musica di Umberto Battiston. Giuseppe Noferi, immaturamente scomparso, ha cercato di tradurre in disegni i colori e le strutture formali dei fosfeni che animavano la notte dei suoi occhi feriti. I fosfeni, per chi non lo sapesse, sono quei puntini colorati e luminosi che le cicatrici di una retina traumatizzata e spenta producono a livello cerebrale. Un'esperienza comune a parecchi di noi, che Noferi a cercato di trasformare in un interessante tentativo di espressione artistica. Battiston è, anche lui come Tagliaferri, una forza della natura! Jazzista di grande personalità riesce a reggere da solo uno spettacolo musicale, suonando un gran numero di strumenti e proponendo un repertorio vastissimo. Il jazz non è il mio genere, ma devo confessare che Battiston è riuscito a trascinare anche me con il suo virtuosismo e uno swing veramente pirotecnico.

Cerna Hora è un'altra cosa. Si tratta di un paesino della Moravia dove si produce la più antica birra artigianale della Cechia (1298). La mostra, promossa dall'Istituto di Cultura Italiana, è stata sponsorizzata dal titolare del birrificio e l'inaugurazione della mostra è coincisa con la festa della birra! Clima informale e giocoso, anche nei discorsi ufficiali, cui ha dovuto adeguarsi perfino l'Ambasciatore Pigliapoco! Ma la mostra è una cosa molto seria. Alle opere di Tagliaferri si sono aggiunti alcuni capolavori dell' "Omero", scelti per un preciso percorso tematico. E l'architetto Di Matteo, autore dell'allestimento, ha lavorato da par suo creando una sintesi di "Umano" e "Divino", fatta di contrapposizioni e richiami, di allusioni ed effetti simbolici, creati attraverso giochi prospettici ed accostamenti arditi. Come detto, il 18 novembre "Umano - Divino" si trasferirà a Praga, ma qui si aggiungerà, grazie alla collaborazione sempre assidua della ditta "iGuzzini Illuminazione", "Il Satiro Danzante" di Mazara del Vallo che aggiungerà al tema quel quid di naturalistico e panico che la figura e il mito greco portano con sé. Come noto, non si tratta dell'originale, ma della perfetta riproduzione in bronzo, realizzata dall'Istituto Centrale del Restauro e proposta con un sistema computerizzato in alcune versioni interpretative determinate dagli effetti della luce, non trascurando le esigenze degli ipovedenti secondo i suggerimenti di Angelo Mombelli.

Questa istallazione è la stessa che lo scorso anno è stata presentata al Louvre. Ma "Omero", come il suo indomito eroe, il mitico Ulisse, ardisce solcare anche i mari più lontani e la sua fama tocca gli angoli più remoti della terra! Un'esagerazione? Una millanteria senza pudore? Beh, scherziamoci su, ma un po' di vero c'è!

Il British Museum - si, avete capito bene, proprio il British Museum di Londra - in occasione di una grande mostra sull'Età dell'Imperatore Adriano ci ha chiesto in prestito il plastico del Pantheon! Che cosa dovevamo fare? Potevamo non darglielo? Ed ora là sulle rive del Tamigi e resterà a respirare lo smog londinese fino al termine della mostra. Ma la Manica è un angusto braccio di mare. Più lontano ed esotico è il Mar del Giappone e fin lì abbiamo spinto la prora.

Infatti, la Tom Gallery di Tokyo ha invitato il nostro "Omero" a presentare le proprie esperienze con tre conferenze in altrettanti musei nipponici. Un gruppo di amici esperantisti hanno colto l'occasione per organizzarne una quarta alla Biblioteca Braille di Tokyo. Tutto molto bello: uditori attenti ed interessati, operatori vedenti e non, studenti e giornalisti. Una gragnuola di domande e un'ospitalità splendida! Come conseguenza di tutto questo, a meno di tre mesi da quel viaggio abbiamo già avuto tre visite al Museo di Ancona (una delegazione e due singoli) per prendere direttamente contatto con la nostra realtà.
In Giappone tutto ciò che viene dall'Occidente è studiato con grande applicazione. E il nuovo verbo che "Omero" va predicando: "toccare non è peccato", ha assunto per loro il sapore sconcertante e un po' pruriginoso di tutte le cose trasgressive, come quando cade un tabù. E la nostra provocazione ha suscitato un'eco assolutamente inaspettata. Il quotidiano più diffuso del Giappone (dieci milioni di copie!) ha pubblicato un articolo in prima pagina con tanto di fotografia.

Ma il Giappone è il Giappone! In Italia per avere un titolo in prima pagina nel Corriere o nella Repubblica dovrei come minimo strangolare la vicina di casa, altro che l'arte tattile! Ma noi Italiani siamo fatti così: un popolo pieno di fantasia e di contraddizioni.Siamo capaci di inventare un museo che ora tutti ci invidiano e rischiamo di farlo morire per asfissia a causa dei tagli dei fondi. Il taglio si è abbattuto anche su "Omero" come una mannaia portandosi via il 58 per 100 della dotazione finanziaria. Questo non significa: fate un buco nella cintola e cercate di risparmiare; significa: chiudete i battenti e andate tutti a casa! Ma noi non andremo a casa. La casa di "Omero" è l'arte e l’arte è la casa dei miracoli. "Omero" ci ha abituato ai miracoli e lo farà anche questa volta. Ma che sia davvero l'ultima!

Intervento di Aldo Grassini