Salve,

sono Fabio Santini uno dei ciechi partecipanti al sesto corso nazionale sull'accessibilità dell'arte ai ciechi, tenuto presso il museo due settimane fa. Sono contento di aver partecipato e sono soddisfatto di aver trovato un ente che esprime un approccio rispetto alla ciecità basato sul valore potenziale dell'individuo e della sua personalità, e non il solito pietismo o dei soggetti che approfittano delle circostanze per realizzare cose che coi ciechi hanno poco o nulla a che fare. Molte delle cose espresse dagli organizzatori rispecchiano le mie idee (basti pensare al discorso sulla autoconsapevolezza delle persone con disabilità), idee plasmate da anni di esperienza di vita da ipovedente prima, e cieco poi, da molti anni di esperienza formativa e organizzativa coi corsi per centralinisti privi della vista, e da esperienze associative formate a contatto con altre disabilità.
Il museo lo avevo già visitato circa 2 anni fa, in 2 giornate, e stavolta non ho potuto fare nulla oltre alle attività proposte dal corso: anche perchè il ritmo dell'attività corsuale non lo prevedeva.
Per me l'organizzazione è stata ottima, interveniva se richiesta, mi ha lasciato libero di muovermi se lo ritenevo opportuno.

Oltre al corso, vorrei scrivere anche per comunicare, magari per dialogare, le mie impressioni sul modellino inaugurato sabato 18 presso il sito monumentale di Porta Pia ad Ancona.
Mi è sembrato fatto molto bene, una scala che permette l'esplorazione tattile, e anche come materiale, presenta quella ruvidezza che dà l'idea dell'originale, pur essendo diverso: se non mi sbaglio la riproduzione è in bronzo. La collocazione all'interno della porta è, a mio parere intelligente, perchè non lo espone alle intemperie, e, anche quando il tempo non è dei migliori, i ciechi possono esplorarlo.

Ci sono due cose che non ho notato o trovato, ma spero che ne abbiate discusso, cioè riportare la scala della riproduzione e l'altezza uomo, in modo leggibile al tatto. Secondo me, sono due elementi importanti, perchè danno informazioni sul rapporto formale fra la riproduzione e l'originale. Sui plastici di monumenti del museo erano presenti dei piccoli solidi cilindrici indicanti l'altezza uomo. Ho potuto verificare con l'aiuto del vostro collaboratore Massimiliano, che atti di vandalismo hanno menomato i plastici di questi importanti indicatori. Quindi, decidere se usarli per un modello all'aperto può essere ancor più arduo. Per quanto riguarda la scala, io non ho notato se fosse già riportata. Ma se questo indicatore non fosse realmente presente, vi pregherei di pensarci. Potrebbe essere trascritto nello spessore della base che sostiene il modellino, con caratteri latini in rilievo. Ma questo è solo un esempio.

Mi sono permesso di porre questi suggerimenti, perchè questo modellino, a differenza di altri che ho visto, rappresenta un importante passo avanti nella tecnica di riproduzione da fruire tramite il tatto. Infatti, consistenza, ruvidità, dimensione, collocazione, mi sono sembrati significativi, rispetto ad altri, rappresentanti palazzi antichi ma con superfici lucide, con consistenza leggera come fossero di latta, o semplificati a volumi geometrici, senza riferimenti architettonici come finestre o altro. Certo, meglio che nulla van bene anche quelli, ma se si può, perchè rinunciare.

Io termino qui, ringrazio per l'attenzione prestatami, spero di poterci risentire e confrontarci serenamente su questi temi, e invio i miei migliori auguri di buon lavoro.

Fabio Santini

Firenze, 30 aprile 2009