Il Museo Omero di Ancona è un museo unico al mondo. Ospita una ricca collezione fruibile tattilmente che documenta l’arte plastica e scultorea di tutti i tempi con sezioni che vanno dall’archeologia, con reperti originali concessi dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Ancona, all’architettura, con modelli in scala realizzati sulla base di rigorosi criteri scientifici, alla scultura antica e moderna, con calchi e copie in gesso delle più celebri sculture di tutti i tempi, all’arte contemporanea, con opere originali di importanti artisti tra cui Edgardo Mannucci, Umberto Mastroianni, Loreno Sguanci e Valeriano Trubbiani.

È nato nel 1993 come museo per tutti, ma fruibile anche da un pubblico di non vedenti, dove si potesse godere la bellezza dell’arte, senza dover rispettare i soliti divieti di toccare le opere. L’ispirazione è venuta dall’Unione Italiana Ciechi - da un’idea e dalle esperienze di viaggio di Aldo e Daniela Grassini - con l’aiuto del Comune di Ancona e il contributo della Regione Marche. Nel 1999, vista la sua valenza unica a livello nazionale, il Parlamento lo ha riconosciuto Museo Statale. Dal 2002 viene gestito dal Comune di Ancona. Da allora Roberto Farroni ne è il presidente con funzioni di direttore.

Direttore, che cosa significa “vedere” un’opera d’arte?

“L’arte procura emozioni, procura gioia, può far provare momenti di felicità. Un non vedente riesce a percepire l’arte in profondità, entra dentro il suo significato più profondo, fino ad interpretare il sentimento più puro dell’artista che ha creato l’opera. In questo senso il non vedente è una persona privilegiata. Il tatto è il senso con cui da appena nati scopriamo il mondo, poi iniziano i divieti: questo non si tocca, quest’altro neanche... nella vita prima ancora che nei musei. Per questo il Museo Omero offre a tutti, anche ai vedenti, la possibilità di riappropriarsi di un modo diverso di percepire l’arte, che non è quello dell’occhiata fugace e distratta, ma è un modo più analitico e riflessivo, quello della contemplazione: un’opportunità anche per il vedente di mettersi in gioco e godere di un’esperienza più appagante, e riflettere anche sul fatto che oggi, pur vivendo nel mondo dell’immagine, questa spesso passa senza lasciare alcuna traccia”.

Quali sono attualmente le attività del museo?

“Oltre al servizio di educazione artistica ed estetica per non vedenti e ipovedenti per riappropriarsi dell’uso del tatto per conoscere l’arte, il museo accoglie ogni giorno una media di cinquanta, sessanta studenti delle scuole, dall’infanzia alle secondarie, che possono scegliere tra ventuno diversi percorsi con visite animate alla collezione, abbinati ai laboratori didattici; dall’1 al 3 febbraio si è svolto un corso a partecipazione nazionale sul “Turismo accessibile”, rivolto ad insegnanti e operatori museali, mentre ad aprile organizzeremo la quinta edizione del corso nazionale sull’“Accessibilità al patrimonio museale e l’educazione artistica ed estetica delle persone con minorazione visiva”. Per tutti coloro che hanno già frequentato questi corsi di formazione abbiamo previsto corsi di approfondimento per specializzare ancora di più. Un altro corso è quello su “La ceramica come strumento didattico”.
Inoltre, dato che la nostra missione è far conoscere ai non vedenti non solo l’arte ma tutta la realtà, ogni anno, tutti i giovedì di luglio e agosto, organizziamo “Sensi d’estate”, serate di concerti, spettacoli, poesia, degustazioni, che vogliono coinvolgere tutti i sensi alla scoperta dell’arte e della bellezza, a cui partecipano ormai anche quattrocento persone a serata.
Un altro modo per far conoscere la straordinaria funzione del museo sono le mostre temporanee: come quella “Augusto capite velato” attualmente allestita, o le altre finora realizzate, da ricordare quelle su Francesco Messina o Giacomo Manzù, che ci danno la possibilità di farci apprezzare da un pubblico più vasto. Pensi che nel 2007 il numero di visitatori è stato di quasi ottomila persone, mentre i contatti al nostro sito internet sono stati di oltre un milione e duecentomila.
Inoltre il Museo Omero mette a disposizione di enti, istituzioni e privati la sua decennale esperienza nel campo dell’accessibilità ai beni culturali offrendo consulenze scientifiche per la realizzazione di allestimenti di percorsi museali ed esposizioni temporanee accessibili e dotate dei sussidi per non vedenti e ipovedenti”.

Insomma, attraverso la didattica sensoriale il Museo Omero è riuscito a trasformare un handicap in un’opportunità per tutti di maggiore conoscenza...

“La didattica è fondamentale ed è la nostra attività principale, ha una funzione straordinaria per le scuole. Abbiamo richieste da tutte le Marche ma anche da fuori e spesso non abbiamo personale sufficiente, anche a causa del budget molto limitato, per cui sarebbe necessaria una sensibilità maggiore verso il museo da parte delle istituzioni, degli istituti di credito ma anche dei privati. Presto però avremo degli spazi più adeguati grazie alla collocazione definitiva del museo alla Mole Vanvitelliana.
Un altro progetto importante che stiamo realizzando, in collaborazione con la iGuzzini e l’Istituto Centrale per il Restauro è “Conoscere la Forma”: attraverso un “teatrino” composto da varie tipologie di faretti, comandabili da un computer, si può modificare e personalizzare la visione dell’opera, in questo caso il Satiro danzante di Mazara del Vallo, dandone un’interpretazione diversa a seconda dell’emozione e della suggestione suscitata. Le prime interpretazioni luminose sono state quelle dello scrittore Vincenzo Cerami, del critico Gillo Dorfles, di Angelo Mombelli, responsabile commissione Ipovedenti dell’Unione Italiana Ciechi e dell’archeologo Paolo Moreno, che ha attribuito la scultura a Prassitele. Da qui il passo è stato breve con il dire: ci sono persone che possono o non possono vedere un’opera a seconda di come è la luce, ad esempio se è riflessa, se è colorata, se è molto forte, per cui è nata questa collaborazione. Abbiamo realizzato il progetto per la prima volta a Milano, poi al Louvre di Parigi in concomitanza della mostra su Prassitele, e prossimamente sarà a Praga”.

Quanto è importante l’arte contemporanea per conoscere il mondo attraverso il tatto? Esiste un piano di nuove acquisizioni per la collezione del museo?

“L’arte contemporanea è fondamentale, ha un valore aggiunto per la curiosità che suscita attraverso la varietà dei materiali utilizzati e delle forme, spesso non classiche. Dal punto di vista della tattilità, però, non tutto è adatto, per cui la scelta delle opere della collezione del museo passa anche attraverso l’esperienza di non vedenti esperti, che ne saggiano la bellezza estetica e tattile. Il piano di acquisizioni esiste, ma per arricchire la collezione sarebbero necessari dei finanziamenti, soprattutto in vista del trasferimento alla Mole, in cui il museo avrà a disposizione uno spazio più ampio. I fondi raccolti attraverso l’iniziativa MaratonArte, a cui abbiamo partecipato, serviranno invece a finanziare la nuova guida audio-elettronica per permettere la visita in autonomia del nuovo museo. La nuova guida avrà il vantaggio di essere flessibile riguardo alle nuove acquisizioni, alla variazione dei percorsi, e adattabile anche alle mostre temporanee in modo da renderle veramente accessibili a tutti”.

Se dovesse vincere alla lotteria, quale sogno vorrebbe realizzare?

“Sicuramente quello dell’acquisizione di nuove opere, modelli architettonici e soprattutto di arte contemporanea, in modo da rendere il Museo Omero un luogo di innovazione e promozione della cultura attuale; poi quello di poter realizzare, insieme a Diego Della Valle, il progetto del primo museo al mondo tattile della Formula 1, che sarebbe un’iniziativa importante per far conoscere di più il museo e avere così maggiori risorse per tutte le attività.
Ma il mio sogno più grande è quello di trasformare il museo da museo tattile a museo multisensoriale. Già oggi, grazie alle capacità dello staff, che è davvero unico e preparatissimo, con Sensi d’estate, facciamo delle attività in questo senso, in maniera empirica, e nella nuova sede questa sarà la nostra nuova sfida, anche se si potranno dare solo degli “assaggi”. Per rendere il museo veramente multisensoriale sono necessari fondi che oggi non possiamo neanche immaginare: si tratta infatti di fare un lavoro di ricerca e sperimentazione, insieme ad un comitato scientifico, in un campo in cui oggi siamo dei pionieri”.

di Annalisa Filonzi