Corriere Adriatico del 12 novembre 2017
C'era un ragazzo

"Di facile nella mia vita non c’è mai stato niente, ma non mi sono mai arreso. Non ho mai voluto un trattamento agevolato, a casa non ero coccolato. Ero un bambino sereno e devo dire grazie ai miei genitori: quando ho perso la vista, non sono crollate le loro aspettative".

Il prof. Dalla bomba che gli tolse la vista alla filosofia che lo portò in cattedra

È solito ripetere che "una guerra, quando finisce, continua per i bambini". Nessuno lo sa meglio di lui, che a sei anni raccolse con la sorella Alessandra una bomba inesplosa a via Astagno. "Era domenica, mamma era a fare la spesa. La portammo a casa e provammo ad aprirla. Ci scoppiò tra le mani".
Aldo Grassini, secondogenito di Arnaldo e Liliana Maggi, commercianti molto conosciuti nel quartiere san Pietro, era nato il 28 maggio del '40 in via della Cisterna, tredici giorni prima che scoppiasse la guerra. "Papà fu richiamato tre volte finché, con l'armistizio, tornò a casa: aveva da tirare avanti una famiglia. I miei ad Ancona avevano tre case, un alimentari e una tabaccheria. Abbiamo perso tutto con i bombardamenti. Eravamo sfollati a Casine di Paterno. Per due anni e mezzo, abbiamo dormito anche in ventitré, in quella soffitta di due stanze. La sera stendevamo i materassi sul pavimento".

L'irreversibilità del danno

Anche a Casine di Paterno, Aldo con gli amici del luogo aveva trovato un ordigno. "Fu solo per miracolo che non saltammo in aria". E fu un altro miracolo a via Astagno, poteva lasciarci la pelle. "Quando mia madre accorse - il botto fu sentito da tutti, nel quartiere - le dissi: "mamma, non ci vedo più!". E lei provava a lavarmi via il sangue dagli occhi, sperava che fosse quello che mi impediva di vedere". Di corsa in taxi all’Ospedaletto. "Le toccavo il viso e sentivo che piangeva. Non capivo perché. I bambini, prima dei dieci anni, non hanno la consapevolezza dell'irreversibilità di un danno. Te ne accorgi dopo, quando vorresti un'autonomia che non puoi avere. Cambiammo casa, e nel cortile di Palazzo delle Palle, in via De Bosis, io scorrazzavo con la mia biciclettina. Non avevo nessun problema di orientamento, e anche se mi era proibito uscire dal cortile, chissà quante volte l'avrò fatto!".

Il piacere della musica

Gli mettono accanto una maestrina appena diplomata. Supera le Elementari in quattro anni, da privatista. "L'alfabeto Braille me l’insegnò il professor Romagnoli, all'Unione Italiana Ciechi. Fu per me un padre spirituale. Pianista non vedente, mi iniziò al piacere della musica".
Dopo due mesi all'Istituto Cavazza di Bologna, Aldo s'ammala. "Non mangiavo niente", e fa la prima media da privatista. Lo iscrivono alle Medie Pascoli. "Il preside Merli, un grand'uomo, anche lui mutilato di guerra, mi accolse in una classe femminile: tavoletta e punteruolo per prendere gli appunti. I compiti in classe li facevo con la mia Lettera 22, che mi portavo sempre dietro. Dovevo lavorare il doppio degli altri, ma non avrei per niente al mondo smesso di studiare".

Al Rinaldini

Partecipa anche al programma radiofonico Il microfono è vostro: "Leggevo poesie in vernacolo di Turno Schiavoni. Lui mi sentì da Roma e volle conoscermi, attraverso Ugo Cedroli. Mi mandò sue poesie e mi presentò al poeta Eugenio Gioacchini. Mi sentivo una star".
Liceo Classico Rinaldini. "Il preside Martinez, detto Breccio, sosteneva che dovevo frequentare una scuola speciale. Disse che potevo sostenere al Rinaldini gli esami da privatista: avrebbero avuto un occhio di riguardo. Mio padre s’infuriò - "Ma io voglio che Aldo cresca assieme agli altri!" - sbatté la porta e andò dal provveditore Rocco Fedele. Fui inserito, finalmente, in una classe mista. Avevo la Liberatore, ma le tenevo testa!”. Diventa il punto di riferimento dei compagni, e alla maturità risulta il secondo dell'istituto. "Casa mia era il punto di ritrovo della classe, anche quando al liceo mi trasferirono in B, col mio amico Franco Speciale. Fu un trauma, ma restammo uniti".

L'amore per la filosofia

A Bologna, dove impara a girare da solo per la città col bastone bianco, s’iscrive a Filosofia. Avrebbe preferito Lettere Classiche, ma allora una legge impediva ai ciechi di insegnare materie con i compiti scritti. "Poi fu abolita, ma ormai mi ero innamorato di Storia e Filosofia". Dopo la laurea, con lode, inizia a insegnare. "Vinsi il concorso nel '72, quando ad Ancona, dopo il terremoto, non ci voleva venire nessuno. E restai al Luigi di Savoia, dove già avevo l'incarico, in sezione G. Babilò mi disse: "Adè che sei de ròlo, te sposterò in B". Ma io mi battevo per l'uguaglianza: sono rimasto in G".

di Lucilla Niccolini

Aldo Grassini, docente di Storia e Filosofia nei licei per 37 anni, è dirigente dell'Unione Italiana Ciechi. Fondatore degli Amici della Lirica Corelli, ha ideato il Museo Statale Tattile Omero, che presiede e dirige. È stato consigliere comunale. È appassionato esperantista e studioso di estetica della tattilità e dell'educazione artistica dei non vedenti. È sposato con Daniela Bottegoni.