«Guardare ma non toccare», dicono di solito i cartelli nei luoghi d'arte.
Qui ad Ancona, invece, usare il tatto è l'unico modo per ammirare
le opere esposte. Un'esperienza preziosa anche per i non vedenti

Vietato no toccare. Ad Ancona c'è l'unico museo statale d'Italia dove mettere le mani sulle opere d'arte non è solo possibile, ma addirittura obbligatorio. È il museo tattile Omero, nato nel 1993 con un obiettivo ambizioso: permettere anche a chi non vede di poter godere della bellezza delle opere  d'arte. Un progetto all'avanguardia, frutto della passione (e dell’ostinazione) di una coppia di non vedenti molto speciale: Aldo Grassini e sua moglie Daniela Bottegoni, instancabili viaggiatori. «L'idea ci è venuta proprio al ritorno da una vacanza in Germania» spiega Aldo, professore di storia e filosofia in pensione. «Nei musei i tedeschi erano inflessibili: non si poteva toccare nulla. E, nonostante gli sforzi descrittivi dei nostri accompagnatori, la delusione è stata comunque grande. Così ci siamo detti: perché non creiamo un nostro museo, con modellini e riproduzioni da mettere a disposizione dei ciechi?». L'avventura ha così avuto inizio.

Tesori che si svelano

Ci sono voluti più di dieci anni, però, per rendere reale il sogno di Aldo e Daniela. Sostenuto inizialmente dal Comune di Ancona e dalla Regione Marche, solo nel 1999 l'esposizione ha ottenuto dal Parlamento il riconoscimento di museo statale. Oggi accoglie i suoi visitatori in un edificio su tre piani: le 200 opere si trovano in uno spazio accessibile, senza barriere architettoniche. I non vedenti hanno un aiuto in più: possono circolare da soli nelle sale grazie a una guida sonora: è il walk assistant, progetto pilota creato 13 anni fa dai ricercatori dell'Enea. Così, percorrere le sale del museo diventa un'esperienza aperta a tutti: come amano ripetere Aldo e Daniela, è come sfogliare un'enciclopedia tridimensionale di storia dell’arte. Delle cinque sezioni in cui è diviso il museo, tre raccolgono riproduzioni di sculture o modellini in scala di opere architettoniche.
Dalla Nike di Samotracia alla Venere di Milo, dai bassorilievi di Giotto al David di Michelangelo. Riprodotte in piccolo sono la basilica di San Pietro, il duomo di Ancona e il Pantheon di Roma, che è stato chiesto di recente in prestito dal British Museum di Londra per una mostra sull'età di Adriano.

Oggetti che emozionano

«Le sculture sono quasi tutte copie dal vero» precisa Daniela. «In pratica, si tratta di riproduzioni perfette, ricavate da stampi fatti sulla scultura originale». Le hanno realizzate professionisti del settore: la Pietà di Michelangelo, per esempio, è stata commissionata alla Cinears di Roma, che ha realizzato le sculture per il film Il Gladiatore. Il museo Omero ospita però anche pezzi originali: quelli della sezione di scultura del Novecento e contemporanea e la parte archeologica. Qui si possono prendere in mano, esperienza unica al mondo, reperti ceramici e metallici dalla Preistoria all’epoca Tardo-classica. La collezione cresce costantemente, come aumenta il numero dei visitatori: «Nel 2002 erano appena 2.500 all'anno» dice Aldo Grassini. «Oggi sono oltre 15 mila». Un successo che va avanti nonostante le scarse risorse finanziarie a disposizione.
«Il taglio dei fondi alla cultura si è abbattuto anche sull'Omero, ma noi non molliamo» ci spiega Daniela. «Il merito va anche al nostro personale: 15 giovani, per la maggior parte precari, ragazzi del servizio civile o volontari, che svolgono il loro lavoro con passione». E il lavoro, qui, non manca: oltre ai laboratori artistici per i bambini, si tengono seminari e corsi di formazione per insegnare agli operatori museali ad accogliere i visitatori non vedenti. Nel 2010 l'Omero cambierà casa, spostandosi in una sezione della bellissima Mole Vanvitelliana. L'ex lazzaretto settecentesco è come un'isola pentagonale, sorge nel porto di Ancona ed è collegata alla terraferma da una piccola passerella. Lo spazio a disposizione del museo salirà dagli attuali 750 a 3 mila metri quadrati. La nuova sede sarà pronta ad accogliere nuove sfide: «Diego Della Valle, nostro testimonial, ci ha promesso che donerà un museo tattile della Formula Uno. E vogliamo aprire una sezione dedicata alla quotidianità, per permettere ai ciechi di conoscere anche gli oggetti base della vita di tutti i giorni» dice Daniela.  Ma l'Omero non è rivolto solo ai non vedenti. «In questo museo non è vietato toccare, ma non è nemmeno vietato vedere! », sorride Aldo. Anche chi la vista ce l'ha, infatti, scopre, per esempio, che ogni materiale al tatto "parla" al visitatore in maniera diversa. Ci sono il calore del legno, la porosità della pietra, la delicatezza del marmo.

Pietre che parlano

Vedere con il tatto, però, non è facile. «Un'opera d'arte si tocca con due mani» avverte Aldo. «E si procede a piccoli passi: l'immagine tattile è progressiva, costruisce un pezzo per volta la rappresentazione totale che un cieco non può avere». Lo scopriamo toccando a occhi chiusi, guidati dalle mani di Aldo, il San Francesco dello scultore Vittorio Morelli. «Senti com'è ruvida la pietra qui dietro e com'è levigata davanti? Sembra che il
materiale si animi e prenda il volto del santo». Ascoltando Aldo e Daniela, affamati d'arte, si rimane affascinati. E subito tornano alla mente le parole del Piccolo Principe, romanzo di Antoine de Saint-Exupéry: «L'essenziale è invisibile agli occhi».

di Maria Adele De Francisci

Scarica l'allegato: