Nostro Lunedì, dicembre 2006, Numero 8.

Museo Omero

Un po' di storia sull'origine del museo e sulle sue radici. Nasce dal nulla, nel senso che non ci sono modelli precedenti a cui ci si è potuto ispirare. Nasce da un'esigenza che ha cominciato a farsi strada in questi ultimi anni. Prima i ciechi avevano problemi più urgenti e vitali come il lavoro e l'assistenza sociale, problemi non completamente risolti, ma non siamo più all'anno zero. Crescendo il loro livello di integrazione sociale è aumentato anche il bisogno di una più completa integrazione culturale. Tuttavia i ciechi che hanno un elevato livello di istruzione, spesso in campo artistico hanno avuto una formazione puramente verbalistica, sui libri, e non concreta, toccando direttamente le opere. Il MuseoTattile Omero nasce per rispondere a questa esigenza e si sviluppa gradualmente a partire dal 1993, anno in cui viene istituito dal Comune di Ancona, grazie ad una proposta dell'Unione Italiana Ciechi e a un finanziamento regionale. Il progetto pilota prevedeva una minima raccolta di calchi presso uno spazio della scuola "Antognini", raccolta che si è ampliata con il trasferimento nel '97 nella sede attuale di via Tiziano 50: qui vengono acquistate ulteriori riproduzioni e inizia a costituirsi anche il primo nucleo della sezione d’arte contemporanea con sculture originali. Con la legge n. 452 del 25 novembre 1999 viene riconosciuto dal Parlamento "Museo Statale" acquisendo una valenza unica a livello nazionale. Del 2003 è il nuovo allestimento, con una nuova sezione di archeologia che raccoglie reperti originali, uno spazio per i laboratori, l'idea di un museo senza barriere aperto a tutti coloro che desiderano sperimentare l'arte attraverso un approccio multisensoriale, e poi le grandi mostre. Queste sono le tappe fondamentali.

Com'è organizzato e strutturato?

Il Museo ha un proprio Comitato di Direzione composto da me, che sono il Presidente con funzioni di Direttore, Giuliano de Marinis, Soprintendente per i beni archeologici delle Marche e Aldo Grassini, rappresentante dell'Unione Italiana Ciechi designato tra gli esperti del settore. C'è in oltre un comitato consultivo con 7 rappresentanti del mondo delle istituzioni pubbliche dell'UIC. Per quanto concerne l'organizzazione interna e il lavoro quotidiano, oltre alla dirigenza, il museo dispone di dipendenti pubblici e di uno staff di collaboratori specializzati, in particolar modo perciò che concerne la didattica. Grazie alla organizzazione che siamo riusciti a garantire, i Museo Omero è in grado di offrire servizi educativi che si occupano di realizzare visite guidate per tutti e per non vedenti, ideare e realizzare laboratori di arte, poesia, archeologia per le scuole di ogni ordine e grado, svolgere attività di educazione artistica ed estetica per non vedenti. Il Museo Omero offre, inoltre, consulenza a laureandi ed organizza corsi di formazione e aggiornamento e il suo staff, in base alle proprie competenze, collabora con la direzione e tecnici incaricati alla cura dell'allestimento, al restauro e alla conservazione delle opere, alla gestione del sito internet e del centro di documentazione e ricerca, nonché all'organizzazione di mostre ed eventi e alla partecipazione a fiere e congressi. Preziosi sono in oltre i volontari, come Daniela Bottegoni, i collaboratori esterni per l'ufficio stampa e comunicazione, cosi come i numerosi stagisti e volontari del servizio civile che ogni anno e in numero sempre maggiore desiderano formarsi e dare il loro contributo presso il nostro ente.

I compiti, le funzioni, la sua estensione culturale e civile

La finalità del Museo, come recita l'art. n.2 della Legge n. 452 del 25 novembre 1999, è quella di "promuovere la crescita e l'integrazione culturale dei minorati della vista e di diffondere tra essi la conoscenza della realtà". Offrire un importante contributo alla formazione culturale dei ciechi è una funzione di grande rilevanza sociale. Abbiamo detto precedentemente che non c'è vera integrazione sociale senza un'adeguata integrazione culturale. I ciechi sono in grado di capire l'arte e di goderne, se sono messi in condizione di farlo. Questa finalità sociale costituisce anche il senso di un'operazione dal profondo significato culturale perché tocca i diritti dell'uomo e presuppone una scelta di campo profondamente democratica nel riconoscere a tutti un effettivo diritto all'eguaglianza. Ma il Museo Omero è venuto scoprendo un'altra importante dimensione culturale in senso più generale. Il suo impegno ad essere un museo per tutti, e non un "ghetto" dorato per i non vedenti, ha messo in luce la necessità e l'interesse, anche per chi vede, di riscoprire il valore di un approccio conoscitivo ed estetico più pieno e naturale con la realtà di tutti i sensi, e non soltanto della vista.

 

Quale penetrazione nella città, nella provincia, nella regione?
Quale ruolo nazionale ed internazioanle?

Il rapporto con la città e i suoi dintorni è un rapporto recente che si sta ancora strutturando. Gli anconetani, anche quelli che vivono a pochi metri da noi, hanno imparato a conoscerci da pochi anni grazie ad eventi di successo, come la consueta rassegna estiva "Sensi d’estate" con percorsi multisensoriali di arte, letteratura, musica e degustazioni, o mostre di successo come l’ultima del 2005 dedicata a Giacomo Manzù. E' certo invece che le nuove generazioni di Ancona, della provincia e della regione hanno molta familiarità con il nostro museo e le sue attività: ogni mattinata ed ora anche il pomeriggio sono numerosissimi i bambini e gli studenti di ogni età che imparano a conoscerlo attraverso i laboratori didattici.
E quando, soprattutto la domenica, sono i bambini a portare i genitori al museo, capiamo di essere sulla buona strada. Scuole e gruppi di non vedenti da tutte le parti del mondo: gli ultimi dal Giappone e dalla Svezia. La penetrazione in campo internazionale è iniziata dal 2004, anno in cui il museo ha organizzato il convegno internazionale l'arte a portata di mano del quale ora ha prodotto gli Atti, ed ha intavolato importanti collaborazioni con i musei più importanti quale il Louvre di Parigi.

La dotazione, i materiali, il grado didattico e scientifico?

La collezione del museo raccoglie oltre 140 opere, una vera e propria enciclopedia tridimensionale di storia dell’arte in continua evoluzione. La parte espositiva è organizzata in sezioni: al primo piano si trovano i modellini architettonici che riproducono in scala, sulla base di rigorosi criteri scientifici, importanti monumenti famosi tra i quali il Partenone, il Pantheon, la Basilica di San Pietro, la Mole Vanvitelliana, il Duomo di Ancona. Nelle sale del secondo piano si sviluppa il percorso cronologico della scultura, con calchi e copie di capolavori che vanno dall'arte egizia al primo Novecento. E' importante sottolineare che, per quanto riguarda le riproduzioni in gesso o resina, la via scelta è quella del calco rispetto alla copia perché consente una riproduzione fedele alloriginale. Fra gli acquisti: la Pietà di San Pietro di Michelangelo e la lupa capitolina.
La sezione dedicata alla scultura del ‘900 e contemporanea raccoglie opere originali di artisti nazionali e internazionali (Demetz, Mannucci, Sguanci, Ciulla, Morelli, Papini, Bodini, Annigoni, Messina, Trubbiani, Mastroianni ecc.). Qui, come nella sezione di archeologia, la possibilità di toccare non solo le forme ma anche i materiali originali è, dal punto di vista cognitivo ed estetico, un valore aggiunto per tutti, non solo per i ciechi. L'esperienza del Museo Omero ci ha consentito un approfondimento teorico sull'estetica della tattilità e sul significato estetico dell'immagine tattile che si è tramutato in un servizio educativo specializzato per non vedenti, dove possiamo vantare un ruolo abbastanza pionieristico, e, più generale in laboratori didattici, corsi di formazione e consulenze sull'accessibilità .

Lo spazio, la sede?

Il Museo attualmente occupa uno spazio di 750mq all'interno dello stabile che ospita anche le scuole "Donatello", in via Tiziano 50. Completamente rinnovata nel 2003, la struttura offre un percorso privo di barriere architettoniche. Oltre alla parte espositiva il Museo ha una sala conferenze con possibilità di video proiezioni, un laboratorio per le attività didattiche, il Centro di Documentazione e ricerca. Diversi sono i supporti per ipo e non vedenti: sistema di walk assistant e sussidi didattici, come le tavole in rilievo utili alla conoscenza degli stili e alla comprensione dell'architettura e le schede informative sulle opere, disponibili in nero e in braille.
Tuttavia il futuro di questo museo, che sta emergendo a livello internazionale grazie alla sua specificità e al lavoro sin qui svolto, è alla Mole Vanvitelliana, in un'ala del monumento settecentesco attualmente in fase di ristrutturazione: circa 2000 mq in cui potrà esprimere al meglio le sue potenzialità in termini di tecnologia e accessibilità con un allestimento sperimentale.

Francesco Scarabicchi