Evento, legno di noce africano, Sguanci

Dal 23 aprile al 26 giugno.
Mole Vanvitelliana, Banchina di Chio, Ancona.

La mostra “Trame di legni” di Loreno Sguanci allestita accanto a “La Memoria dell'Antico. D'après L'Antique” conclude la rassegna della Mole dedicata alla continuità della scultura nell'arte.

Dall'intervento critico di Leo Strozzieri:

La ricerca portata avanti da Loreno Sguanci sempre con grande rigore è frutto delle sue captazioni della cultura classico-rinascimentale (giova ricordare che egli è nato a Firenze), e allo stesso tempo di un'apertura alla contemporaneità, vista la sua vicinanza e direi coabitazione con certi assunti linguistici riconducibili all'astrattismo geometrico e alla stessa arte cinetica. Sguanci tesse l'apologia della geometria e quindi del rigore geometrico, che si traduce in tavole di segni di estremo nitore compositivo. Con la pratica del bugnato sa ottenere felici combinazioni chiaroscurali accentuate da controllati interventi cromatici in grado di far dialogare le varie zone delle superfici dei legni. Basilare per la ricerca dello scultore è il discorso della luce in virtù della quale i piani scolpiti con disposizione modulare amplificano il cinetismo che potrà essere letto anche a livello tattile. A questo proposito assai significativa appare questa mostra promossa proprio dal Museo Omero: le sculture domestiche di Sguanci, che generalmente sono progetti per opere monumentali, lasciano già intuire per i non vedenti quelle suggestioni spaziali fatte di dialettica tra illusione e realtà, che tutti gli storici che si sono occupati della sua ricerca gli riconoscono.Sensibile da sempre al discorso della riqualificazione urbana, le opere monumentali di Sguanci (si pensi alla nota “Porta a mare” sul litorale di Pesaro) più che essere collocate nello spazio, creano la spazialità non solo fisica, ma memoriale. Ovvero sono segni intanto che dialogano con l'ambiente urbano circostante, e allo stesso tempo si propongono con il loro prezioso bagaglio di memoria storica.

Biografia di Loreno Sguanci:

Nato nel 1931 a Firenze, risiede a Pesaro a partire dal 1952. Diplomato all'istituto statale d'arte della sua città natale, ha iniziato l'attività espositiva nei primi anni '60 (la sua prima personale fu tenuta nel 1962 alla galleria “L'obelisco” di Roma). Da allora egli è presente nel panorama nazionale con numerose mostre personali (complessivamente ne ha tenute oltre una trentina nelle più importanti città italiane) e con partecipazioni a rassegne di prestigio, quali la Quadriennale di Roma, la Biennale dei giovani a Parigi, Alternative attuali a L'Aquila, la Biennale del Bronzetto a Padova, Volterra '73, la Biennale di Gubbio, le Biennali d'arte sacra di Pescara, Celano e Fermo, i Premi Michetti, Termoli, Penne, Avezzano. Notevole è anche la sua attività espositiva all'estero con partecipazioni a mostre di scultura italiana (Chicago, Tokyo, Parigi, Belgrado, Il Cairo, Alessandria d'Egitto). Numerose le opere eseguite per spazi pubblici e luoghi di culto, come la nota Porta a mare sul litorale di Pesaro, il “Grande Pannello” per il Palazzo della dogana di Ancona, la “Grande Scultura” per la collina “Horice”, il “Monumento ai caduti” a Cepagatti (Pe), il “Monumento” di Fermignano (Pu). La sua ricerca si è avvalsa nel tempo di materiali diversi (pietra, metallo, plastica, terracotta e soprattutto legno), sostenuta sempre da una chiara disponibilità alla cultura d'avanguardia, legata ad un rituale operativo ereditato dall'aurea disciplina del Rinascimento italiano. A fondamento della sua ricerca plastica è un ordine logico con il quale il maestro struttura le sue tavole dei segni che ben si addicono anche ad una lettura tattile delle superfici dell'opera, che si giovano di misurati interventi cromatici in grado di accentuare un cinetismo luministico di rigore quasi scientifico. L'artista è stato anche promotore nella città di Pesaro di importanti eventi culturali nel campo delle arti visive, come le memorabili rassegne dedicate a Cavellini, Dottori, Mirko, Franchina, Consagra e Vedova. Tutti i massimi storici dell'arte hanno scritto sulla sua opera, a cominciare dagli indimenticati Mario De Micheli e Fortunato Bellonzi, ed ancora Crispolti, Di Genova, Ginesi, Del Gobbo, Strozzieri.

Orario visite:

Tutti i giorni dalle ore 15.30 alle ore 19.30 (su richiesta apertura anche la mattina per gruppi di studenti); domenica dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30; chiuso il lunedì, il 1 maggio. Mercoledì 4 maggio aperto la mattina e il pomeriggio.

Ingresso unico

con la mostra “La Memoria dell'Antico. D'après l'Antique”: euro 2,00 intero; euro 1,50 studenti, gruppi (almeno 10 persone); euro 5,00 biglietto famiglia; euro 1,00 scuole; gratuito disabili e accompagnatori, bambini fino a 6 anni. Visite guidate su prenotazione per minimo 10 persone euro 1,00 in aggiunta al biglietto di ingresso. Laboratori didattici per le scuole euro 1,50 ad alunno in aggiunta al biglietto di ingresso, docenti gratuito.

Catalogo:

a cura di Leo Strozzieri; Costo: euro 5,00.

Per informazioni:

Museo Tattile Statale Omero, telefono 071.2811935, fax 071.2818358, info@museoomero.it.

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