Fuori Campo è un progetto di video ricerca ideato dal filmaker Matteo Antonini, realizzato in collaborazione con l'Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti della Provincia di Ancona, di seguito denominata U.I.C., rappresentata dal suo Presidente Francesco Mandolini e co-prodotta dalla Mediateca delle Marche, rappresentata dal Presidente Stefano Schiavoni.

Il progetto si avvale del patrocinio del Museo Tattile Statale di Ancona, rappresentato dal Presidente Roberto Farroni e della Regione Marche, rappresentata dal Presidente Gian Mario Spacca.

Fuori Campo si avvale della collaborazione di esperti del settore quali Pierpaolo Loffreda (consulenza scientifica) Federica Ricci (sceneggiatura, montaggio e fotografia) e Marco Di Battista (post produzione), Massimo Valentini (musicista), artisti che hanno ricevuto diversi riconoscimenti.

SOGGETTO: Ciechi e Ipovedenti, residenti in provincia di Ancona, narrano le esperienze scaturite dal vivere il proprio handicap. Essi focalizzano l’attenzione sulla quotidianità delle relazioni, sulle interazioni con la società in cui vivono e "agiscono". Attraverso il racconto dei propri sentimenti, dei valori, dei sogni, delle speranze e delle paure narrano i gesti del proprio vivere. Il tema della ricerca è la diversità, il significato che si attribuisce a questa parola e ai tanti modi di interpretarla, ai tanti modi di vedere e di osservare ciò che ci circonda.

Le opinioni dei protagonisti sui vari aspetti della società, lasciano trasparire le incongruenze della vita sociale ed evidenziano in modo mirabile i nostri giudizi sugli altri.
Il progetto vuole essere anche un'introspezione sul nostro essere "normali", offrendo così spunti critici di riflessività sul come spesso il vedere dei nostri sensi ci renda schiavi della più certa comprensione delle cose, come se il percepire visivo rappresentasse la via maestra per la verità e non il punto di partenza. Più in generale, questa ricerca vuole offrire l’abbrivio per porre l'accento sui pregiudizi che hanno gli uomini nel dover accettare ciò che nel mondo c’è di diverso da noi e dalla frenetica, compulsiva e consumistica normalità.

Il film è strutturato sul dialogo articolato attraverso delle interviste e riesce per questa via a porre l’ambito visivo in secondo piano, quasi sullo sfondo di una ricerca orientata ad enfatizzare "il sentire" degli stati d'animo che alimentano vite "diverse", tali solo perché più difficili da vivere o semplicemente perché più attente e puntuali.

Determinate nella ricerca è l'uso del colore che puntualizza e rinforza la riflessione sul vedere. Si è scelto perciò di farne un uso mirato e simbolico inserendo il colore nel prologo e nella conclusione e di farne un uso ponderato e limitato solo in alcune immagini che accompagnano e intervallano le voci degli "attori". Le interviste, nonostante siano state realizzate a colori, sono state poi convertite in b/n e montate in fuori sincrono, creando così una discrepanza fra la parola e l’immagine di chi parla.

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