Il Premio Omero: nuovi stimoli per l’arte contemporanea

Andrea Socrati

Ascolta il vocale (mp3, 10 MB)

La scena dell’arte contemporanea nazionale può finalmente giovarsi di suggestivi e inediti stimoli grazie ad una particolare iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del Ministero della Cultura e dal Museo Tattile Statale Omero.

Stiamo parlando del Premio Omero, rivolto ad artisti già consolidati nel panorama artistico contemporaneo, ai quali viene proposto di introdurre o ampliare un nuovo punto di vista sulla pratica creativa e quindi sulle modalità di fruizione dell’opera d’arte.

L’obiettivo del premio, in piena sintonia con la filosofia del Museo Omero, è quello di stimolare e sostenere proposte artistiche originali, multisensoriali e inclusive, capaci di ampliare le modalità di accesso ai contenuti culturali.

Il bando della prima edizione, pubblicato il 15 luglio 2025, ha riscosso un grande successo chiudendosi il 30 settembre 2025 con ben 114 candidature.

Una Commissione formata da esperti in diversi settori ha decretato il vincitore della I edizione del Premio Omero: l’artista Alberto Tadiello con l’opera RMN – Risonanza Magnetica Nucleare.

Notevole è stato l’impegno dei membri della Commissione nell’esaminare e valutare attentamente le numerose opere candidate. Valutazione che richiede l’adozione di un punto di vista diverso, come quello richiesto agli artisti stessi. Il valore estetico dell’opera passa ora attraverso i valori che ogni singolo canale sensoriale esprime, a cominciare dal canale tattile.

Partendo dall’esperienza del Museo Omero, i non vedenti ci hanno insegnato quanto sia importante l’apporto del tatto, quante informazioni, stimoli e suggestioni esso è in grado di fornirci. Pertanto, fruire tattilmente di un’opera d’arte non solo consente anche ai ciechi di conoscere e godere della bellezza ma propone a tutti, indistintamente, una nuova e più ricca esperienza estetica.

Estetica tattile: consistenza, temperatura, affettività

Non dimentichiamo che alcuni aspetti della realtà sono percepibili solo attraverso il canale tattile come la consistenza di un oggetto, la sua temperatura, le caratteristiche del materiale e della sua superficie. Ricordiamo, inoltre, che il tatto è su tutto il nostro corpo, esternamente ed internamente, consentendo un rapporto diretto e intimo con l’oggetto artistico. Non tralasciamo infine, l’aspetto affettivo, componente importante dell’esperienza estetica, che trova la massima espressione nel contatto fisico.

Va da sé che l’impiego del canale tattile nella pratica artistica, sia nella produzione che nella fruizione, richiede un’attenta riflessione su quelli che sono le modalità e i valori tattili, un’attenta organizzazione e quindi una vera e propria educazione.

Di educazione del tatto ne parlava già nel 1921 il leader del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), nel suo manifesto Il Tattilismo. Marinetti scrive di aver sottoposto il suo tatto ad una “cura intensiva con l’obiettivo di raggiungere la “grande virtù tattile” e di aver creato una scala educativa del tatto ed una scala di valori tattili da utilizzare nelle creazioni di quella che definisce un’Arte del tatto.

In quello stesso periodo ricordiamo le esperienze didattiche di educazione sensoriale realizzate alla Bauhaus, la scuola d’istruzione artistica fondata nel 1919 da Walter Gropius.

Tenendo conto di tutte le questioni appena illustrate sul valore della multisensorialità e della tattilità, il Comitato di valutazione, come previsto dal bando, ha individuato tre artisti finalisti, ammessi alla seconda fase di valutazione: Francesca Grilli con The Conversation (2010), Rachele Maistrello con The Silent World (2022-2023) e Alberto Tadiello con RMN – Risonanza Magnetica Nucleare (2005).

Dal 5 febbraio 2026 le tre opere finaliste sono state presentate in una mostra digitale accessibile sui siti web della Direzione Generale Creatività Contemporanea e del Museo Omero, con la finalità di raccontarle e valorizzarle attraverso immagini, testi e audiodescrizioni e video.

Multisensorialità e creatività contemporanea

Le opere selezionate propongono esperienze artistiche che coinvolgono il corpo, il suono, il tatto e la percezione spaziale. La Commissione ha riconosciuto nelle opere una forte e originale componente multisensoriale, unita a un uso consapevole e innovativo dei linguaggi della creatività contemporanea, in piena sintonia con le finalità del Premio e con i criteri stabiliti dal bando.

Con tre finalisti e un vincitore verso la seconda edizione del Premio

Al termine della seconda fase di valutazione della Commissione, il 24 febbraio è stato reso noto il vincitore, che come anticipato è Alberto Tadiello. L’artista vicentino (Montecchio Maggiore (VI) 1983), vive e lavora in un Ex Panificio ai piedi delle Dolomiti. Laureato in “Progettazione e Produzione delle Arti Visive” all’Università IUAV di Venezia ha al suo attivo differenti mostre personali e collettive in Italia e all’estero ed ha partecipato a numerosi programmi di residenza.

L’opera vincitrice RMN, acronimo di Risonanza Magnetica Nucleare e di Rete Mareografica Nazionale è un’installazione sonora che è stata realizzata nel 2005 a Venezia. RMN, come racconta l’artista, è una scultura invisibile ma fisicamente percepibile, realizzata attraverso la diffusione di basse frequenze nello spazio che la ospita. Le vibrazioni sono emesse da due subwoofer che, tramite un sistema di decodificazione, traducono in tempo reale i livelli di andamento delle maree. Un sistema appositamente programmato e collegato al centro della Rete Mareografica Nazionale, si aggiorna ogni 30 secondi tarando e modulando il livello di intensità di produzione sonora. RMN si può immaginare come una stazione radio a bassa frequenza, che ha per antenna il palo metereologico del porto di Ancona, captando costantemente l’andamento locale delle maree.

Queste vibrazioni, caratterizzate da grandi lunghezze d’onda, a seconda di come si addizionano o si sottraggono creano dei volumi effimeri la cui percezione avviene soprattutto con le cavità corporee come lo stomaco, la testa, le ossa e va a stimolare l’apparato propriocettivo. L’opera penetra e risuona tattilmente nel corpo del fruitore creando con quest’ultimo una connessione fisica e allo stesso tempo ponendolo in relazione diretta con l’ambiente marino circostante.

Unico dettaglio plastico è un doppio filamento metallico, libera rielaborazione di una curva di livello idrografico, che ridisegna lo spazio come una linea guida, conducendo i fruitori in un’architettura vuota ma piena di energia, plasmata dal suono.

Lo spazio interno al museo vive in relazione simbiotica con le forze naturali esterne e ne traduce in frequenze sonore tutti gli andamenti e le sfumature, come in una partitura sismografica, ogni giorno differente. Per un attimo ci si trova immersi nel tentativo di rivelare un’energia che, aldilà dei sensi, ci pervade nel quotidiano ed è costitutiva di una ciclicità e di un bioritmo tutto umano.

RMN si configura come un’entità dinamica, in costante trasformazione e in relazione al movimento e alla presenza degli astanti. Essa assume significato solo nella misura in cui esiste uno spettatore che la percepisce e la interpreta, diventando lui stesso parte attiva del processo. Il corpo diviene parte responsabile che interferisce e interagisce sulla propagazione delle frequenze, andando a plasmare ulteriormente le forme che il suono crea.

Ultimo, ma non meno importante, è il potenziale immaginativo che il progetto mette in moto. Il fatto di evocare una distanza, una dilatazione geofisica, uno spostamento di enormi masse d’acqua, una connessione tra museo e città, tra interno ed esterno, tra natura ed artificio, genera una tensione di concetti ed immagini che, proprio perché astratti, diventano estremamente soggettivi e portatori di una intima possibilità interpretativa.

“Indifferente” alla disabilità visiva, la quasi totale invisibilità del lavoro annulla qualsiasi gerarchia di sensorialità: aldilà degli occhi, delle orecchie, dei polpastrelli, delle labbra, si percepisce con i vuoti interni al corpo, si esperisce portando il proprio corpo.

Per concludere, siamo lieti di comunicare che è già in fase di avvio la II edizione del Premio Omero, sicuri di poter contribuire attraverso i temi della multisensorialità, della tattilità e dell’inclusione ad alimentare e stimolare riflessioni e nuove modalità creative contemporanee.