Alberto Tadiello è il vincitore della prima edizione del Premio Omero con l’opera RMN (Risonanza Magnetica Nucleare), 2005, scultura sonora ambientale a dimensioni variabili.
La Commissione, dopo un’attenta analisi delle tre opere finaliste, è giunta all’unanimità a questa scelta, riconoscendo in RMN un lavoro capace di sollecitare in modo originale e rigoroso la dimensione multisensoriale, ponendo al centro dell’esperienza la percezione corporea.
Un’opera che si percepisce con il corpo
RMN è una scultura sonora invisibile ma fisicamente percepibile. L’opera si manifesta attraverso la diffusione di suoni a basse frequenze che generano vibrazioni nello spazio, creando volumi immateriali che il visitatore può avvertire direttamente nel proprio corpo.
La percezione avviene attraverso le cavità corporee (lo stomaco, la testa, le ossa) stimolando la propriocezione, ovvero la capacità di percepire la posizione e il movimento del proprio corpo nello spazio. L’esperienza non è quindi mediata dallo sguardo, ma nasce da una relazione diretta, fisica e sensoriale con l’ambiente.
L’opera annulla ogni gerarchia tra i sensi e propone una modalità di fruizione profondamente inclusiva: non si limita a essere osservata, ma esiste pienamente solo nel momento in cui viene percepita.
Un dialogo continuo con il mare e la città
RMN, acronimo di Risonanza Magnetica Nucleare e di Rete Mareografica Nazionale, è un’installazione sonora che nasce nel 2005 come progetto per la galleria A+A, (ex) sede del padiglione Sloveno della Biennale di Venezia.
L’opera è alimentata da dati reali: un sistema collegato alla Rete Mareografica Nazionale traduce in tempo reale l’andamento delle maree in frequenze sonore.
Le vibrazioni, emesse da una serie di subwoofer e costantemente aggiornate, trasformano lo spazio espositivo in una sorta di strumento sensibile che registra e restituisce le variazioni del mare. L’opera può essere immaginata come una stazione radio a bassa frequenza, la cui antenna simbolica è il palo meteorologico del porto di Ancona.
In questo modo, il museo entra in relazione diretta con l’ambiente naturale circostante. Lo spazio interno diventa parte di un sistema più ampio, in cui forze invisibili e dinamiche naturali prendono forma attraverso il suono e la vibrazione.
Disegnare lo spazio con l’energia
Unico elemento visibile dell’installazione è un lungo filamento ferroso, che attraversa lo spazio come una linea di orientamento. Questa traccia fisica, ispirata alle curve di livello idrografico, guida il visitatore all’interno di un’architettura apparentemente vuota ma attraversata da un’energia continua.
Lo spazio diventa così una partitura in costante trasformazione, modellata dalle forze naturali e dalla presenza stessa dei visitatori. Il corpo non è più un osservatore esterno, ma parte attiva del processo: interferisce, modifica e completa l’opera attraverso la propria presenza.
La motivazione della Commissione
RMN rappresenta una soluzione artistica coraggiosa e non convenzionale, capace di coniugare ricerca artistica, tecnologia e dimensione ambientale. L’opera amplia il concetto di fruizione inclusiva, offrendo un’esperienza accessibile che non dipende dalla visione, ma dalla capacità universale del corpo di percepire.
La quasi totale invisibilità del lavoro elimina ogni centralità dello sguardo e apre a una dimensione percettiva più ampia, in cui ciascun visitatore può sviluppare una propria esperienza personale e interpretazione.
L’opera attiva una connessione profonda tra museo e città, tra interno ed esterno, tra natura e tecnologia, rendendo percepibili fenomeni normalmente invisibili e trasformando lo spazio in un campo di energia sensibile.
La Commissione ha riconosciuto in RMN un’opera capace di instaurare una relazione significativa con il contesto del Museo Omero, ospitato nella Mole Vanvitelliana, isola artificiale situata nel porto di Ancona e circondata dall’acqua.
In questo dialogo diretto con il luogo e con l’ambiente naturale, l’opera si configura come un’esperienza immersiva e dinamica, capace di ampliare le modalità di relazione con l’arte contemporanea e di interpretare in modo esemplare i principi di accessibilità e multisensorialità che sono al centro della missione del Museo Omero.