L’opera finalista di Paolo Puddu è Personne.
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- Video: l’artista parla della sua poetica
L’opera
L’opera dal titolo “Personne” è un’installazione del 2026 composta da cinque bandiere disposte in fila, a distanza regolare l’una dall’altra. Ciascuna di esse è fissata alla parete tramite la propria asta, inclinata in modo che l’estremità superiore si protenda verso il fruitore, permettendo al tessuto della bandiera di pendere e di formare, per mezzo del suo peso, pieghe morbide e lunghe, che scendono quasi fino a terra.
Su ogni bandiera è stampato un diverso frammento di cielo: un azzurro intenso su cui si distribuiscono nuvole bianche.
Sono immagini che cercano di immortalare il vento, fenomeno apparentemente impalpabile e invisibile, che si manifesta attraverso ciò che muove: le onde che si infrangono sulla riva, un cappello che vola via dalla testa, le nubi che, per l’appunto, attraversano il cielo, evocandone così la peculiare atmosfericità.
Ogni asta è di metallo e misura circa 250 cm. Su ciascuna è presente un breve testo poetico in codice Braille, che si estende per circa i due terzi della sua lunghezza. Sia i testi sia le immagini sono il frutto di un workshop – condotto dall’artista, al quale hanno partecipato persone vedenti e non vedenti – che ha assunto il tema del vento come pretesto per riflettere insieme sulle diverse possibilità di intendere la realtà che ci circonda.
L’intero lavoro si configura come luogo d’incontro tra la dimensione dell’immagine e ciò che sfugge al visibile. Per questo i testi, che possiamo toccare e leggere, non sono semplici didascalie, ma piccole testimonianze poetiche che affiancano le immagini, costituendo con esse un articolato archivio di memoria collettiva.
Infine, alla destra delle bandiere c’è un ventilatore industriale. Come una voce fuori campo, la sua funzione è quella di rendere l’opera costantemente mutevole. Soffia aria sulle bandiere e sui nostri corpi. I tessuti si gonfiano, ondeggiano e le immagini dei cieli e delle nuvole cambiano forma a ogni folata. Sfuggono alla fissità della rappresentazione, come se l’opera respirasse, assumendo ogni volta un aspetto diverso.
Il titolo “Personne” è una parola francese che porta con sé una duplice possibilità di significato: qualcuno o nessuno. Può assumere tanto la forma della presenza quanto quella dell’assenza, o entrambe, come ci ricorda Jacques Derrida nel suo testo “Memorie di cieco. L’autoritratto e altre rovine”, a proposito di Ulisse al cospetto del Ciclope: “Presentandosi come Nessuno, egli si nomina e si cancella nello stesso tempo”.
In “Personne”, la funzione vessillare della bandiera, elemento che sancisce l’appartenenza a una nazione, viene decostruita e, al contempo, riconfigurata. Qui le bandiere non identificano più un luogo o una comunità entro confini geopolitici, bensì diventano bandiere di “nessuno”, nell’accezione derridiana del termine. Sottratte a un’identità univoca, si aprono alla possibilità di un’appartenenza universale, divenendo così spazio di relazione che oltrepassa i confini del visibile.
L’opera si inserisce in un corpus di lavori più ampio in cui il Braille costituisce uno strumento di indagine sul rapporto tra percezione, spazio e accessibilità. In continuità con Follow the Shape, opera permanente negli spazi di Castel Sant’Elmo di Napoli, e con Mind the Gap, opera in collezione del MADRE/Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli, “Personne” si configura come un dispositivo multisensoriale attraverso cui interrogarsi sui limiti della percezione e sulla possibilità che esista più spazio di quello che si vede.
L’artista
Paolo Puddu (Napoli, 1986) ha studiato all’Akademie der Bildenden Künste di Monaco e all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si è diplomato in Scultura.
La sua ricerca analizza i processi e i comportamenti tra l’umano e il paesaggio circostante; in dialogo con la specificità dei luoghi, ne indaga gli aspetti politici e sociali, suggerendo nuovi sistemi spaziali e concettuali.
Ha esposto presso istituzioni nazionali e internazionali, quali: Palazzo delle Istituzioni Italiane, Tangeri; China Millennium Monument Contemporary Art Museum, Pechino; Museo Madre, Napoli; Istituto Italiano di Cultura, Amsterdam; Fondazione Morra Greco, Napoli; galleria Raucci/Santamaria, Napoli-Milano; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia.
È vincitore di premi, tra i quali: Cantica21/Italian Contemporary Art Everywhere/sezione Under35 (MAECI e MIC); un’Opera per il Castello (V ed.), Castel Sant’Elmo, Napoli.
È dottorando in Visual Arts and Creative Practices all’Accademia di Belle Arti di Napoli.