Ramona Ponzini

Installazione É-temen-an-ki di Ramona Ponzini, opera finalista della seconda edizione del Premio Omero. Otto elementi ovali neri, sono montati su sottili aste verticali con basi circolari, disposte a semicerchio. Cavi neri collegano gli elementi sul pavimento. L’opera è allestita in uno spazio espositivo luminoso, con pareti bianche e ampie finestre sulla destra.

L’opera finalista di Ramona Ponzini è É-temen-an-ki.

L’opera

É-temen-an-ki è un’installazione sonora e tattile realizzata nel 2025 nell’ambito del progetto IT Out OFF Berlin e presentata lo stesso anno nella capitale tedesca in concomitanza con la Biennale di Berlino. È composta da otto diffusori neri, ciascuno montato su uno stativo metallico nero con base circolare, tutti rivestiti frontalmente da maschere scultoree tattili. Gli otto elementi sono disposti nello spazio secondo una configurazione trapezoidale aperta, formando un ambiente nel quale il pubblico può muoversi. L’installazione occupa un’area di circa sedici metri quadrati.

Le maschere tattili posizionate sui diffusori richiamano la forma dell’uovo. Sono realizzate in polistirolo nero, con un bordo perimetrale in alluminio nero. La superficie è opaca e granulosa. Calzano sulle casse audio proprio come maschere su un volto, attraverso una fettuccia elastica che permette di mantenerle salde senza compromettere la qualità di diffusione dell’audio. La durata complessiva del componimento è di sedici minuti e ventitré secondi e la riproduzione è programmata in loop. Il suono spazializzato proviene da più altoparlanti in dialogo tra loro.

L’opera invita esplicitamente a toccare le maschere. Un foglio esposto nello spazio reca la scritta “Touch me softly” (Toccami delicatamente), accompagnata dal disegno di una mano appoggiata a una forma ovale. Posando le mani sulle maschere si possono percepire direttamente le vibrazioni prodotte dal suono. L’ascolto e la percezione corporea sono dunque modi complementari di esperire la composizione.

La parte sonora è costituita dalla voce dell’artista che si mescola a voci generate mediante intelligenza artificiale. Si sviluppa in quattro movimenti. Il primo evoca Nimrod, il personaggio che Dante incontra nell’Inferno, nel Pozzo dei Giganti, e che pronuncia parole incomprensibili: “Raphèl maì amècche zabì almi”. Il secondo movimento rielabora il racconto biblico della Torre di Babele attraverso una ricomposizione poetica di frammenti del testo focalizzata sul momento in cui avviene la dispersione linguistica. Nel terzo, la voce dell’artista dialoga con voci artificiali in un esercizio di apprendimento corale di forme fonosimboliche asiatiche. Nell’ultimo rimane soltanto la voce umana, che interpreta onomatopee nipponiche trattate come materiale espressivo.

Alla base dell’opera vi è una ricerca sul fonosimbolismo, fenomeno linguistico per cui determinate caratteristiche sonore delle parole possono suggerirne direttamente il significato. Nel sistema onomatopeico giapponese questa relazione è particolarmente sviluppata: le parole non riproducono soltanto rumori, ma evocano movimenti, consistenze, sensazioni e stati d’animo. Questa peculiarità diventa il punto di partenza per interrogare l’ipotesi di una protolingua, attingendo a diverse prospettive teoriche, fra cui quella della relatività linguistica di Sapir-Whorf, e immaginando una forma utopistica di comunicazione nella quale suono, corpo e significato possano essere strettamente connessi.

In É-temen-an-ki, l’accessibilità è un principio cardine che ne orienta la concezione. La possibilità di ascoltare il suono e di percepirne fisicamente le vibrazioni attraverso il tatto mette in relazione differenti modalità percettive, senza stabilire una gerarchia fra esse. L’installazione invita così a riflettere sulle possibilità della comunicazione oltre la comprensione delle parole, riconoscendo nel corpo e nell’esperienza sensoriale un terreno di incontro.

L’artista

Ramona Ponzini è una artista sonora attiva dal 2005. Laureata in Lingue dell’Asia e dell’Africa per la Comunicazione Internazionale presso l’Università di Torino, ha sviluppato una pratica interdisciplinare che assume la traduzione come metodo di ricerca e dispositivo di creazione.

Il suo lavoro indaga le possibilità di trasposizione fra differenti sistemi espressivi, esplorando le relazioni fra linguaggio, suono, immagine e memoria. Attraverso testi poetici, sonificazioni di dati scientifici, composizioni elettroacustiche, performance e installazioni, interroga i processi di trasformazione del significato e le soglie fra esperienza sensibile e rappresentazione.

Negli anni ha collaborato con artisti internazionali, come Lee Ranaldo dei Sonic Youth o la poetessa Ito Hiromi, e ha esposto in istituzioni quali il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, il MACRO di Roma, il MAXXI L’Aquila, il Museo Nazionale della Montagna, il MAO di Torino, Towner Eastbourne (UK) e Archivio Salvo.